di Giuseppe De Pietro

L’arte, il cibo e la natura sono sempre più presenti nella città ducale, molto è dovuto alla grande presenza femminile, decisa a ritrovare gli antichi fasti.

Parma nominata capitale della Cultura 2020, un motivo in più per scoprire Parma (e il suo territorio). Riconoscimento assegnato alla città emiliana di Verdi, culla dell’arte, della musica e del buon cibo, che sa mettere in rete i suoi tesori culturali all’insegna della sostenibilità. Una città che parte dal suo ricco passato e dal suo presente multiculturale, per costruire la sua contemporaneità. Una città da visitare almeno una volta nella vita.
Nata capitale coi Farnese, al tempo in cui i Papi rinascimentali regalavano ai loro figli un regno. Cresciuta con i Borbone e diventata celebre grazie a una donna speciale, quella Maria Luigia d’Austria, moglie di Napoleone, che la trasformò in una «piccola Parigi». Città del Teatro Regio e del Battistero rosa, delle cupole del Correggio e di una delle più antiche università del mondo. Città di Verdi e Toscanini. Del prosciutto e del parmigiano. Grazie a un dossier intitolato “La Cultura batte il tempo”.
Parma come Capitale della Cultura, tra passato, presente e futuro. Tesori del territorio come il romantico Castello di Torrechiara il labirinto più grande del mondo. Parma che presenta progetti straordinari come Capitale della Cultura. Parma è stata scelta all’unanimità per le sue peculiarità nell’arte, nella musica nel cibo.”
Ma non è solo per questo, si è voluto premiare una città che è riuscita a fare sistema, coinvolgendo pubblico e privato in un modello di sviluppo sostenibile, per riqualificare i suoi complessi museali e monumentali.
A portare Parma alla vittoria sono stati soprattutto i sette distretti socio-culturali, dislocati in diverse aree della città, che diventeranno spazi di creatività, riflessione, rigenerazione e innovazione e per l’elevata qualità della progettazione territoriale a tema culturale, coinvolgendo soggetti privati, l’università, le istituzioni pubbliche, le associazioni sociali. Trentadue sfide unite sotto il motto “a Parma la cultura batte il tempo” e divise in produzioni, cantieri, esposizioni e rassegne, costruite insieme a tutto il territorio di Parma, in una sinergia virtuosa e corale tra pubblico e privato.
Il progetti presentati a Parma puntano sulla sostenibilità sociale, ambientale, economica e culturale. Trasformare lo spazio significa rigenerare il tempo che quello spazio produce, significa mettere in gioco una visione di città trasversale ai vari ambiti: dalla cultura, all’urbanistica, dal sociale, al turismo, dall’ambiente, alle pari opportunità.
E’ un motivo in più per visitare questa incantevole cittadina, che la rivista internazionale definita uno dei più grandi tesori gastronomici dell’Italia. Certo, le specialità uniche della cucina locale valgono un viaggio: dal Parmigiano-Reggiano, al prosciutto di Parma, dagli anolini, ai tortelli, dalla torta fritta alla Malvasia (vino tipico dei colli parmensi).
Parma sarà protagonista con il suo Labirinto della Masone (meta turistica alle porte della città) e una mostra sulle tappe storiche. Parma di una città che è femmina, come l’omonimo torrente che l’attraversa, capace di coniugare lo spirito con la carne, la cultura con il cibo, la Parma lirica con il culatello di Zibello, il Club dei 27 (gli sfegatati appassionati di Verdi) con il salame di Felino, la poesia con il prosciutto e il parmigiano. Le beatitudini della tavola. Amore incondizionato, dopo l’annuncio della vittoria di Parma, è risultato che il simbolo riconosciuto della città è proprio il cibo. Il rischio, ora, è che l’eccellenza agroalimentare fagociti tutto. «La gastronomia con tutta la sua filiera è nel dossier come una delle premesse». «Parma è un brand in tutti i menù del mondo, ma la sfida è dimostrare che questa qualità si irradia su tutto il resto». Un “resto” che non è solo arte e musica ma trasferimento di modelli, anche multiculturali, tra aziende, università e welfare.
Un po’ quello che da due anni cercano di fare industriali come Barilla, Chiesi, Dallara, affiancati dalla Fondazione Cariparma, con la piattaforma “Parma io ci sto”. «L’obiettivo è recuperare dopo la battuta d’arresto di questi anni». «In una condizione di grande eccellenza come la nostra dobbiamo trovare il modo di attrarre nuovi talenti e investimenti. Per dare un futuro alle nuove generazioni di parmigiani, memori di quel nostro passato internazionale e ricco di culture diverse che può essere esempio per tutto il Paese».
E’ un motivo in più per visitare questa incantevole cittadina, che la rivista internazionale definita uno dei più grandi tesori gastronomici dell’Italia. Certo, le specialità uniche della cucina locale valgono un viaggio: dal Parmigiano-Reggiano, al prosciutto di Parma, dagli anolini, ai tortelli, dalla torta fritta alla Malvasia (vino tipico dei colli parmensi) … cosa aspettate ad organizzare il vostro prossimo weekend a Parma?