“Forse loro non sanno!” Dopo il fallimento degli obiettivi di conservazione previsti di alcuni anni fa. Ma cosa si intende per conservazione? Cosa è giusto conservare? Perché è invece ritenuto giusto ridurre numericamente o annientare alcune forme di vita sul Pianeta Terra? A questi interrogativi si danno numerosissime spiegazioni scientifiche, sociali ma, principalmente, economiche.
Alcuni anni fa, a Rio de Janeiro, 192 Paesi più l’UE firmano la “Convenzione sulla Diversità Biologica”, intendono raggiungere attraverso sette programmi di lavoro tematici (Biodiversità Agricola, Biodiversità delle terre aride e sub umide, Biodiversità delle Foreste, Biodiversità delle acque interne, Biodiversità delle isole, Biodiversità marina e costiera, Biodiversità delle montagne). Il lavoro sviluppato in tali ambiti ha evidenziato questioni trasversali collegate come “Aree protette”, “Specie Aliene Invasive”, “Strategia Globale per la Conservazione delle Piante”, “Conoscenza tradizionale”, “Biodiversità e cambiamenti climatici”.
Ma poco si è fatto, le problematiche collegate agli organismi viventi sulla Terra sono sempre subordinate alle esigenze antropiche, quindi è cambiato poco. La pressione dell’uomo che inserisce le risorse naturali nei diversi comparti di produzione, estrazione e trasformazione (alimentare, tessile e manifatturiero, farmaceutico, edilizio, energetico, hobbistico, ornamentale, etc.) è divenuta al limite della resilienza e ne impedisce la conservazione futura. Al momento, è difficile pensare che la parte del genere umano che ha usufruito di ciò che lamatura offre, ottenuti con lo sfruttamento incontrollato delle risorse ci rinunci. Com’è impensabile che una grandissima parte di popoli non aspiri al miglioramento della qualità della vita? Poiché però non è più possibile sfruttare barbaramente il Pianeta, l’ONU chiede a tutti i paesi e le parti interessate di promuovere, entro alcuni anni, una efficace implementazione dei tre obiettivi: la conservazione della biodiversità; l’uso sostenibile della biodiversità; la ripartizione giusta ed equa dei benefici derivati dall’uso delle risorse genetiche. Ecco quindi che l’impegno che come responsabile mi sento di assumere è quello di riportare all’attenzione politica la necessità di perseguire i cinque obiettivi come affrontare le cause della perdita di biodiversità con strategie di integrazione fra governi e società; ridurre la pressione diretta sulla biodiversità e promuovere un uso sostenibile; migliorare lo stato della biodiversità salvaguardando ecosistemi, specie e diversità genetica; migliorare i benefici che derivano a tutti dalla biodiversità e dai servizi ecosistemi; migliorare l’attuazione attraverso la progettazione partecipata, la gestione della conoscenza e lo sviluppo di capacità.

Giuseppe De Pietro

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