di Giuseppe De Pietro

Il teatro è sempre stato la mia grande passione, ho letto soprattutto “gli autori classici italiani, francesi e russi”. Temi per lo più molto cari ad alcuni di loro, il senso della vita, anche se lo fanno in modo diverso, soprattutto per la forma di scrittura. Anche se loro hanno scritto romanzi in forma drammatica, in realtà sono testi drammaturgici. Mi sono avvicinato alla grandezza delle loro opere; io arrivo da un’esperienza particolarmente ricca e intensa per quanto riguarda la drammaturgia, mi sono confrontato anche con la tragedia greca e il mondo di Pirandello per poi aprirmi al contemporaneo con Berhard. Ho il culto della parola, tutto intorno a noi sembra toglierle valore per dare spazio e peso all’immagine; la mia sensazione è che la parola sia una strada infinita e io l’ho sempre percorsa.
La parola è la terza protagonista in scena; questo viene rappresentato da un dialogo serrato tra i due personaggi che li porterà a un conflitto inevitabile perché appartengono a due mondi contrapposti. I due protagonisti sono chiamati il Bianco e il Nero; già da qui si comprende l’incapacità di comunicare in un momento di sintesi.

COME È AVVENUTO IL PRIMO INCONTRO CON IL TEATRO?
Il teatro è sempre stato la mia grande passione, sin dall’infanzia e, ho recitato nel teatro della parrocchia nel Veneto regione in cui sono nato. La vita mi ha portato lontano dalle tavole del palcoscenico e ho messo il mio sogno nel cassetto. Molti anni dopo ad Atene incontrai una ragazza sul bus, che mi invitò a vedere le prove del suo spettacolo teatrale. Rimasi folgorato e dissi; ecco quello che voglio fare. Ritornando in italia mi iscrissi ad un scuola di Arte Drammatica dove mi diplomai nel 1990. Dal lì partì il mio grande viaggio nel mondo del teatro, viaggio che mi ha portato, a recitare testi importanti di Pirandello Cecov, Becket, Bernhard. In seguito mi sono occupato di didattica aprendo una scuola di recitazione e tenendo numerosi seminari di lettura poetica.

LA TUA ATTIVITA’ TEATRALE IN QUESTO PERIODO?
Attualmente collaboro con l’Asociazione Culturale Tota Pulchra fondata da Monsignor Jean Marie Gervais e che si avvale della collaborazione esemplare del dottor  Valerio Monda. Attualmente presentiamo il libro in tutta Italia e io ho il compito di leggere dei testi tratti dal libro di monsignor jerves dedicato a Papa Razingher . Tota pulcra mira a diffondere l’arte piú pura e di dare una possibilità agli artisti di farti conoscere è in tal modo di continuare ad esprimersi.

RISPETTO ALLA DIMENSIONE AUTORIALE DEI TUOI SPETTACOLI, QUAL È IL PROCESSO DI CREAZIONE CHE TI VEDE SOLO IN SCENA?
La mia carriera si è svolta prevalentemente nella compagnia stabile del Teatro dell’Orologio di Roma diretta da Valentino Orfeo e Caterina Merlino dove nell’arco di dieci anni ho recitato in molti lavori diretto da Valentino e da Caterina, ed ho recitato in vari lavori da me stesso diretti e interpretati.

COME PERCEPISCI IL PRESENTE DEL TEATRO?
Si fa solamente teatro per amore e passione, ma non certo per i soldi, un teatro solo per chi lo sente.

QUALI SONO I VALORI E I SIGNIFICATI CHE ATTRIBUISCI AL TUO LAVORO DI ATTORE?
Il lavoro di attore mi dà la possibilità di esprimermi e di raccontarmi stabilendo un rapporto con coloro che mi guardano

QUALI SONO STATE LE FIGURE DI RIFERIMENTO NEL MONDO DEL TEATRO?
Le figure di riferimento sono Alessandro Fersen, Sergio Salvi, Aldo Rendine Valentino Orfeo, Carmelo Bene. 

QUALI SONO LE INTENZIONI E LE EMOZIONI CHE CERCHI DI COMUNICARE AL TUO PUBBLICO? CHE TIPO DI ACCORDO HAI STABILITO CON CHI TI VIENE A GUARDARE IN TEATRO?
L’attore che si dirige percepisce se stesso come se guardasse un film ed è in grado di sentire se la sua creazione e fruibile oppure no dal pubblico. Normalmente quando recito avverto una grande spinta emotiva che mi dà ottimismo ed energia, divento reattivo e mi sento in pieno possesso di me stesso.

RISPETTO ALLA SITUAZIONE ECONOMICA E PRODUTTIVA DEL TEATRO ITALIANO, QUALI SONO I CAMBIAMENTI CHE HAI REGISTRATO DA QUANDO HAI INIZIATO A FARE TEATRO FINO A OGGI?
Il teatro è cambiato molto, la situazione attuale è drammatica. pochi soldi, poco poco pubblico, alti costi il,teatro e in una profonda crisi come del resto il nostro paese. Fare uno spettacolo in teatro oggi ti espone ad alti costi per allestimento e gli aiuti del Ministero della Cultura sono inesistenti. Si fa teatro per amore e passione.

COSA TI PIACE DEL TUO LAVORO?
ll lavoro di attore mi dà la possibilità di esprimermi e di raccontarmi stabilendo un rapporto  comunicativo con coloro che mi guardano
mi piace spogliarmi dei miei panni ed indossare i panni del personaggio. Ogni volte è come un salto nel vuoto, ciò mi rende molto eccitato e felice.

TORNI NELLA TUA AMATA VENEZIA?
Spesso torno a Venezia dove conservo dei valore affettivi e familiari. Ritrovo le mie radici e la base culturale che mi ha formato, mangio e bevo le cose tipiche che mi hanno fatto crescere. Rivedo i vecchi amici è ritorno indietro nel tempo senza tristezza, ma con un emotivo piacevole sentore dolce. In pratica rigenero me stesso.

IN CHE MODO UN GIOVANE O UNA GIOVANE RAGAZZA POSSONO ASSECONDARE IL PROPRIO ISTINTO DI FARE TEATRO E CAPIRE SE SONO ADATTI A SVOLGERE QUESTO LAVORO CON PROFESSIONALITÀ E TALENTO?
Un giovane attore deve imparare le tecniche della professione respirazione movimento scenico, impostazione vocale e recitazione, un volta apprese le tecniche si continuerà, un attore senza tecnica non è un attore.

CHE RAPPRESENTA IL VINO PER TE?
Il vino per me è una componente culturale, agevola la comunicazione, porta allegria: il vino e poesia. Priva di recitare prendo un
bicchiere di vino rosso che rilassa e rende meno tesi e più predisposti all’empatia col pubblico,
il vino agevola i rapporti umani e li rende piú facili e goliardici..

QUALE VINO PREFERISCI?
Per una cena ideale il mio vino preferito è l’amarone…sopra ogni altro vino nella scala Delle mie preferenze…

QUAL’E’ LA CANTINA CHE APPREZZI DI PIU’?
Giuseppe Quintarelli con il suo paradisiaco Amarone, poi amo Gravner e la sua particolare ribolla e mi piacciono  molto  i Traminer altoatesini.
Sono un grande fans del Riesling non importa se alsaziano o della mosella

COSA CERCHI QUANDO DEGUSTI UN VINO?
Quando assaggio cerco emozioni sensoriali e note di piacere nel senso del gusto…è dell’olfatto

DOVE VORRESTI PRODURRE UN VINO?
Se dovessi produrre del vino mi piacerebbe farlo in Alto Adige…o in Friuli….al Friuli mi legano ricordi sentimentali incancellabili è poi il vino e i formaggi furlani fanno parte di me.

GIRI L’ITALIA MA TORNI SEMPRE NELLA TUA AMATA PROVINCIA DI VENEZIA? 
Spesso torno a Venezia dove conservo dei valore affettivi e familiari.

RACCONTAMI DI TUO PADRE?
Sono sceso nella sua cantina, dove aveva alcuni vini vecchi e pregiati. Lì tra quelle bottiglie ho capito che tu eri la donna attesa da tanto, “che tu eri la bottiglia di vino pregiata”, in altrettante meno importanti. Quella sera mi è bastato uno sguardo, un gesto ed un bicchiere di troppo ed eravamo già “cotti” io di te e tu di me.
No cercavo il sesso di quella notte, poiché raggiungendo la camera da letto ero già dentro di te. Hai conosciuto quella sera l’uomo più dolce del mondo, capace della tenerezza e dell’amore indescrivibile che solo una donna amabile come te è in grado di donare con le carezze e baci.

LA PRIMA CANTINA CHE FREQUENTAVI?
Quella paterna, mio padre, amante non solo delle donne ma anche dei vini, aveva vini da collezione e vini di annate. “I grandi vini migliorano col passare degli anni” mi diceva, e poi perché raccontano la storia della mia famiglia.

QUALE VINO SCEGLIERESTI PER UNA CENA IDEALE E CHI INVITERESTI PER PARLARE DI VINO E DI TEATRO?
Per una cena ideale il mio vino preferito è l’Amarone.

CHE NE SAI SULL’AMORE E LA CULTURA DEL VINO?
Il vino agevola i rapporti umani.

PARLANDO D’ALTRO. SO CHE OLTRE LA DONNA TI LEGA UN’ALTRO AMORE; IL VINO. COSA RAPPRESENTA?
Il vino per me è una componente culturale, agevola la comunicazione, porta allegria: il vino e poesia. Priva di recitare prendo un bicchiere di vino rosso che rilassa e rende meno tesi e più predisposti all’empatia col pubblico.

COSA NE PENSI DEL MONDO FEMMINILE?
Ho una grande opinioni e rispetto del mondo femminile. Penso che un uomo senza una donna è  come un cane sciolto, abbandonato in autostrada, in perenne difesa e con lo sguardo basso e triste. La presenza femminile è fondamentale, completa l’esistenza di ogni uomo.

E DEL RAPPORTO VINO ED EROS?
Penso che sia una cosa molto profonda. Il vino consumato in modo moderato in dolce compagnia agevola la comunicazione, rende più disinibiti, scioglie le tue è dà quel pizzico di allegria che ci permette di “osare”. Consiglio a tutti un buon bicchiere di vino in una cena galante.

HAI SCELTO UN MESTIERE FATTO DI PAROLE?
Maledetto, maledetto teatro, e andare in tournée non è arte è mestiere soltanto mestiere. Mi sono perso molti tramonti romani perché bisogna andare in teatro
…. ho sognato un teatro d’arte, libero dai mercati, e mi sono trovato nel buoi in certi periodi, in teatro le convenzioni, le tradizioni, le celebrazioni,
non valgono nulla chi pretende poi d’insegnarla, l’arte quello proprio non ha capito niente.

TI PIACEREBBE CAMBIARE ARIA, CON UN TEATRO ITINERANTE IN MEZZO LA NATURA?
Tante volte ci ho pensato, ma questo genere è molto nordico, da noi manca la cultura e la sensibilità e poi non ci sono valide proposte. Mi piacerebbe farla sul finire dell’estate, con storie del sette-ottocentesco, tra borghi dalle viuzze strette e linde dei paesi veneti o tra i sentieri e boschi dei monti che la circondano.