di Giuseppe De Pietro

Il rito dei Voladores è una tradizione preispanica che è riuscita a sopravvivere fino ai giorni nostri. Anche se, molti credono –erroneamente– che hanno la loro origine in Papantla, Veracruz, dovuto a che qui e dove è già famoso. Comunque, questi danzatori aerei noti come Voladores de Cuetzalan, i loro inizi hanno avuto origine in questa Regione.

L’Ambasciata del Messico in Italia ha organizzato un evento straordinario con il gruppo dei “Voladores de Cuetzalan. Caballeros Aguila” di Puebla che si sono esibire nell’ambito del 74º Festival “Mandorlo in Fiore”, che si è tenuto ad Agrigento, con una performance all’Università Sapienza di Roma, che ha avuto luogo il 14 marzo.
Il Festival di Agrigento promuove e valorizza le espressioni artistiche autoctone, specialmente quelle dichiarate Patrimonio Intangibile dell’Umanità dall’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura (UNESCO), grazie alla partecipazione di gruppi folkloristici provenienti da tutto il mondo che presenteranno le loro migliori tradizioni ancestrali. In questa edizione 2019, il gruppo dei “Voladores” messicani è stato l’elemento centrale straordinario.

Era la prima volta che questa tradizione ancestrale messicana si presentava in Italia nella Valle dei Templi di Agrigento che a marzo di ogni anno si mostra al mondo “vestita” di bianco, proprio come il colore dei suoi alberi di mandorlo a cui fa riferimento il titolo del festival.
Il Messico, nel 2009 con il gruppo dei “Voladores de Papantla” di Veracruz è stato incluso nella lista dei Patrimoni Mondiali dell’UNESCO. Anche il gruppo di Puebla degli Uomini volanti di Cuetzalan è riconosciuto come uno dei rappresentanti di questa tradizione per la sua spettacolarità ed il misticismo della millenaria danza aerea che interpretano.

Si tratta di cinque uomini che scalano un palo di 30 metri, dei quali poi quattro assicurati da funi ai piedi si lanciano fino ad arrivare a terra mentre un quinto rimane sulla sommità ballando e suonando un flauto ed un piccolo tamburo.
È un’antica e particolare cerimonia rituale del centro del Messico, estesasi a molte zone mesoamericane, mediante la quale questi “uomini volanti” invocavano gli dei richiedendone il favore per far cessare la siccità, e che attualmente rafforza il senso di appartenenza sociale e culturale dei suoi interpreti e delle rispettive comunità.

La sua spettacolarità ha rappresentato un omaggio all’Italia grazie alla cooperazione fra le istituzioni messicane ed italiane ad Agrigento e Roma, quali il Parco Archeologico e Paesaggistico della Valle dei Templi, il Comune di Agrigento e la Sapienza Università di Roma nonché la Secretaría de Cultura y Turismo di Puebla ed il Ministero degli Affari Esteri del Messico che hanno collaborato in sinergia per rendere possibile la presenza in Italia dei “Voladores de Cuetzalan. Caballeros Águila”.
Dice la legenda che una forte siccità si è presa la regione di Totonacapan, prima ancora che avvenisse la conquista. Per tal motivo, si cercò di realizzare un rituale religioso su di un tronco d’albero, da lassù le sue plenarie saranno ascoltati da tutti. Questo rituale, accompagnato de musica e danza, si rese attivo, diventando una tradizione che ha avuto un clima di solennità.

Attualmente, i Voladores de Cuetzalan continuano a realizare questo rito come un forma di chiedere un buon raccolto per all’anno che verrà. Su un “tronco sacro” –sia esso in legno o in acciaio, salgono cinque persone, uno dii loro simbolizando il sole. Gli altri quattro simbolizano i quattro punti cardinali e fanno 13 giri ognuno nel buttare le corde attorno al tronco.

In tutto, sono 52 i giri che i voladores de Cuetzalan, che simboliza l’apparizione del nuovo sole. Con ciò si chiede che abbiamo i mezzi necesari per un buon raccolto affinché possa da vivere al popolo. Questo è anche il vincolo che condividono i Voladores di Cuetzalan: un rito preispanico unico nel suo genere.

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