di Sergio Ferroni

“La scacchiera di ghiaccio” un libro di estrema attualità del tema affrontato dall’autore, fedele nella narrativa al suo tradizionale cliché fantapolitico, ha suscitato presso il vasto pubblico presente un interesse particolarmente vivo, come l’acceso dibattito apertosi in sala ha del resto confermato. L’autore, infatti, concedendosi al fascino della invenzione, ha trovato in una trama di fantasia, ma sostenuta da un insieme realistico di riferimenti, il pretesto per denunciare, inseguendo un suo proprio stile iconografico, la preoccupante criticità derivante dal noto problema del « riscaldamento globale ». Noto, ma ancora molto sottovalutato, precisa Bruno Scapini, sopratutto da parte della classe politica, rimasta ancora prigioniera di una visione egoistica e speculativa sul futuro del nostro PIaneta.
L’opera, quindi, si pone negli intendimenti dell’autore come una provocazione, capace di denunciare una problematica che se non verrà risolta per tempo, a causa dell’inerzia degli uomini, potrebbe schiudere scenari a dir poco preoccupanti, fatti sì oggi di plausibile finzione, ma che potrebbero presto divenire una inquietante possibile realtà. L’opera, basata su un letale intrigo internazionale concepito nel contesto di un piano strategico russo volto ad assicurarsi il dominio sul Mar Glaciale Artico, ora a rischio di diventare per effetto del “global warming” un mare totalmente navigabile, invita il lettore, attraverso la piacevolezza di una storia romanzata, ad aprire gli occhi sui destini del nostro prossimo futuro, e lo fa strumentalizzando il racconto come fosse una cassa di risonanza capace di amplificare l’immaginazione dei possibili scenari geopolitici attraverso l’effetto di una « augmented reality ». Finzione e realtà, dunque. Ma anche confronto tra etica della scienza e ragion di stato. Quale delle due ipotesi dovrà prevalere? Questo è l’intreccio voluto dall’autore, il quale, bussando alla porta della narrativa, chiede a questa forma di espressione artistica, di preconizzare ciò che potrebbe realmente accadere, ma non per essere meramente catastrofici, bensì al fine di scongiurare all’uomo il peggiore dei mali possibili: la sua autodistruzione!

Bruno Scapini è nato a Roma il 22 settembre 1949, segue in questa città tutto il corso degli studi fino al conseguimento della Laurea in Scienze Politiche presso l’Università Sapienza nel 1972.
Dopo aver assolto agli obblighi di leva entra, tramite pubblico concorso, in Carriera Diplomatica nel 1975 ricoprendo tra il 1978 e il 2014 una molteplicità di incarichi di particolare delicatezza e rilievo politico, sia all’estero che in Italia. Più in particolare, svolge funzioni di: Console di 1a Classe a Berna e a Coira in Svizzera, Console Generale a Capodistria in Slovenia, dove si è occupato in particolare della tutela e della promozione della cultura italiana e dell’identità italiana nelle aree storicamente di lingua italiana, e di nuovo a Losanna in Svizzera. Nel corso della carriera viene assegnato come Consigliere, e vice Capo Missione, presso le Ambasciate d’Italia in Ghana, Lussemburgo, Turchia e Atene svolgendo funzioni politiche e commerciali. In Italia assume diversi incarichi. Presso il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, in qualità di Capo Ufficio del Servizio del Contenzioso Diplomatico si occupa di materie e di problematiche giuridiche internazionali e assume il delicato compito di Ispettore del Ministero e degli Uffici all’estero. Sempre in Italia viene successivamente assegnato al Dipartimento degli Italiani nel Mondo della Presidenza del Consiglio dei Ministri tra il 1995 e il 2000, prima come Capo Ufficio dei Diritti Politici degli Italiani all’Estero e, dopo due anni, come Capo del Dipartimento medesimo. Da ultimo, ricopre l’incarico di Ambasciatore e Ministro Plenipotenziario in Armenia dal 2009 a tutto il 2013 dando un forte impulso alle relazioni commerciali bilaterali e in particolare promuovendo la diffusione della cultura e dell’arte italiana con molteplici iniziative originali. Lascia la Carriera Diplomatica nel 2014, ma continua ad occuparsi di relazioni con l’Armenia, in qualità di Presidente Onorario e Consulente Generale dell’Associazione Italo-Armena per il Commercio e l’Industria, da egli stesso fondata. Si occupa di politica internazionale, tenendo conferenze e redigendo articoli di analisi geopolitica per vari quotidiani e centri di geopolitica, tra cui il Centro di Studi Internazionali Sponda Sud News di cui è editorialista. Infine, esordisce nel 2018 come scrittore con il romanzo di fantapolitica “Operazione Akhtamar” già pluripremiato, vincitore nel 2019, come primo classificato, di ben 4 premi per la narrativa: il Golden Books Awards dell’Accademia degli Artisti di Napoli, l’A.P.S. Le Ragunanze di Roma, lo storico Premio Casentino e il Premio Lord Byron di Porto Venere. Da ultimo: Menzione d’Onore al Premio La Ginestra di Firenze. Parla e scrive fluentemente tre lingue straniere: inglese, francese e tedesco.