di Elena Canzian

La chiesa di Santa Giuliana a Vigo di Fassa  è un piccolo gioiello del XV secolo che sovrasta il paese e che contiene dipinti molto importanti: l’affresco di San Cristofaro con Bambino, una delle poche raffigurazioni del Padre Eterno dal triplice volto, il trittico in legno policromo e dorato di George Artzt (1517) e tanti altri. In più ci sono quattro campane, tuttora tirate a mano, di cui la più piccola è anche la più antica della Val di Fassa. L’anno scorso questa chiesa si è arricchita di un ulteriore gioiello: la Campana della pace, dei ladini e delle Minoranze linguistiche di tutto il mondo.

                            

L’idea di questa campana è venuta nel 2017 all’allora Sindaco di Vigo di Fassa Comm. Dr. Leopoldo Rizzi per celebrare tutte le piccole comunità sparse nel mondo, cominciando proprio da Vigo. Questa campana è stata realizzata dalla famosa Fonderia Pontificia Marinelli che vanta otto secoli di storia nella produzione delle campane ed è stata collocata fra la chiesa di Santa Giuliana ed il Cimitero di Guerra 1914-18. ed è stata collocata poco distante ad “imperitura memoria” e monito della coscienza verso la pace.

Perché questa campana? E’ presto detto: nella delibera comunale che ha adottato la realizzazione di quest’opera si legge che c’è “ un preciso significato di pace e fratellanza che accomuna i popoli ed ogni minoranza”. Si vuole altresì far conoscere le qualità della minoranza ladina e di altre 506 comunità etniche nel mondo attraverso simboli e frasi, valori culturali e storici. Prima di arrivare a destinazione la Campana della pace, dei ladini e delle minoranze ha percorso varie tappe. Dopo la creazione ad Agnone (il 19 febbraio), venedetta da Mons. Giovanni Tonucci, la campana arriva in Vaticano per la Benedizione del Papa l’8 maggio 2019 (foto) e poi prosegue per Assisi, Loreto, Padova dove visita il Santuario di San Leopoldo Mandic per ricevere un’ulteriore benedizione. Frate Gusella, Rettore del Santuario, nella sua lettera auspica l’intercessione dell’Altissimo affinchè si compia il fine della Campana: la pace dei cuori e dei popoli, il riconoscimento dei diritti  di tutte le minoranze, la solidarietà e l’accoglienza. Questa campana vuole essere anche un dialogo tra religioni e culture diverse, non a caso San Leopoldo si è impegnato per portare a compimento l’unità della Chiesa Ortodossa d’Oriente con la Cristiana Cattolica di Roma. Dopo Padova, la Campana della pace si dirige verso Ginevra alla sede dell’ONU per lasciare il suo rintocco di pace, poi un passaggio per il Santuario di Villalba (Bolzano) infine l’arrivo a Vigo di Fassa.

Analizzando dettagliatamente la struttura troviamo nella fascia centrale quattro ovali, al di sotto di essi medaglie e stemmi, ancor più giù una serie di citazioni, lo stemma della Fonderia Pontificia Marinelli ed il tono a 432hz, ci risulta essere il primo caso al mondo, mentre il dorso è adornato da tantissime stelle, quasi un cielo stellato, che rappresentano le 506 minoranze linguistiche riconosciute tali al mondo. In mezzo a queste stelle spicca il titolo della campana “Magnificat Anima Mea Dominus” che è un inno al ringraziamento per la vita e la salvezza che ci viene donata. Tutti questi decori sono realizzati con plastilina ed argilla riportati in cera e quindi in bronzo con la tecnica della cera persa.

Il primo ovale rappresenta Santa Giuliana patrona della minoranza ladina di Vigo di Fassa che è raffigurata col Vangelo in mano e le catene. Sostenne ardentemente la fede e per questo morì martirizzata. Viene festeggiata il 14 febbraio ed è patrona delle Valli Ladine di Fassa, Gardena, Badia, Cortina, Livinallongo come delle partorienti e della spiritualità giovanile. Alle spalle della Santa è raffigurata la chiesa meta di pellegrinaggio dal 1400. Ai  piedi della Santa ci sono gli stemmi dei comuni della valle ed il profilo delle Dolomiti. Sono anche riportati in fondo, su suggerimento del Prof. Fausto Pocar, i primi due articoli della Dichiarazione adottata dall’Assemblea Generale dell’ONU nel 1992 relativamente alla protezione dell’esistenza, alla promozione identitaria, al diritto di beneficiare della propria cultura, lingua e religione delle persone appartenenti alle minoranza nazionali ed etniche.

Il secondo ovale raffigura San Michele Arcangelo, la tradizione vuole che difenda la fede in Dio contro le orde di satana e qui è rappresentato con la tuba per destare i morti nel giorno del Giudizio e la bilancia per misurare le nostre azioni e comportamenti in vita. Nella fascia inferiore, invece, insieme agli stemmi dei comuni della valle c’è lo stemma “The Global Compact”. Il comune di Vigo di Fassa è l’unico ad essere accreditato all’ONU a questo “Patto Mondiale” del 2004 per un impegno chiaro e leale per politiche sostenibili, responsabili e trasparenti. E’ presente anche lo stemma della Pontificia Fonderia Marinelli ed il simbolo del Quirinale.

 

Il terzo ovale ci presenta San Giovanni Battista la cui vita e predicazione è costantemente intrecciata con l’opera di Gesù e qui ricorda anche la nascita del nuovo paese di “Sen Jan di Fassa” (unione dei comuni di Pozza e Vigo di Fassa). Voluta dal Sindaco Leopoldo Rizzi, promotore pure della campana. L’ovale di San Giovanni Battista è incoronato dalle stelle e dalla scritta “Gloria in excelsis Deo”, in basso invece c’è il bollo che caratterizza il suono a 432 Hz frequenza della vita e dell’armonia per Puccini e Verdi. Ogni anno il 1° Gennaio ed il 15 Agosto vengono suonati 506 rintocchi a rappresentare le minoranze linguistiche nel mondo, un’unica vibrazione che risuona nella valle, ma anche dentro ciascuno di noi senza latitudini, che dà un senso di unità e solidarietà.

Il quarto ovale raffigura il “Paster”, ossia il pastore della Val di Fassa col suo corno e le sue montagne alle spalle. La comunità ladina delle Dolomiti vanta oltre 800 anni di storia. In fondo all’ovale insieme agli stemmi dei comuni della valle c’è una grande moneta con i simboli della pace e della condivisione e lo stemma della famiglia Rizzi il cui esponente, dott. Leopoldo sindaco di Vigo, è stato promotore del progetto.

Nella fascia inferiore ci sono frasi significative di grandi maestri e menti che racchiudono il senso di questa campana spiritualmente ricca. Una in particolare è molto attuale oggi con tutto quello che l’umanità sta affrontando: “Dio non ci dimentica mai; siamo noi che dimentichiamo Lui” (Ghandi).

Sul gancio che sorregge la campana ci sono le impronte di due mani giunte: una maschile ed una femminile a simboleggiare l’Amore. Se i due amati appoggiano le loro mani su queste impronte auspicano fortuna e si scambiano una promessa d’amore per la loro vita, il rintocco a 432 Hz suggellerà questo momento d’”Amore”. Simbolicamente possiamo pensare che questi rintocchi a 432 Hz si espanderanno lontano nell’Universo trasferendo questa vibrazione di pace e di amore, magari incontrando lontano il suono di una campana, di un’altra minoranza, costruita con lo stesso intento di trasmettere pace, amore e senso di identità.