di Giuseppe De Pietro

Il grande artista calabrese Franco Azzinari riesce ad ascoltare la voce della natura, a sentire suoni che il vento libera nell’assordante silenzio delle distese di grano e di erbe selvatiche, viene definito “il pittore del vento”.

A Carpineto Romano Città d’Arte, Azzinari ha firmato la bozza del manifesto del Pallio della Carriera 2020 rimandato a causa del Covid. Un evento internazionale d’arte contemporanea, Franco Azzinari ospite d’onore Ritrattista di Gabriel Garcia Marquez e Fidel Castro, per una rassegna antologica dedicata a “I Venti del Mediterraneo”. In questi giorni espone le sue tele dedicate ai bambini dell’Amazzonia, un progetto umanitario ispirato all’artista dal Vangelo di Papa Francesco. L’inaugurazione qui a Carpineto Romano Città d’Arte vedrà presenti personaggi della Cultura romana e diverse autorità politiche locali, in testa il Sindaco Stefano Cacciotti e l’Assessore alla Cultura Emanuela Massicci. Per Carpineto Romano un evento di prima grandezza.

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Franco Azzinari, noto nel mondo dell’arte, le sue sono opere piene di luce e di colori ma “nelle sue opere vive la luce e la natura mediterranea. La nostra terra vive nelle sue opere, che immortalano i colori accarezzati da un vento antico. Nelle sue tele abbondano i paesaggi in cui la luce irradiante filtra come per incanto … Dalla tela emana un non so che, odore di ginestre, di gelsomino o di grano alto, biondo, maturo, pervaso di tiepide atmosfere, mossi dal dolce vento del mediterraneo…”. Dice Azzinari; “Per l’indimenticabile prof. Federico Zeri Azzinari era l’artista della perfezione: “Io mi diverto molto a guardare i tanti fili d’erba eseguiti con una perfezione addirittura maniacale. La sua pittura è sorretta da una tecnica straordinaria e da una suprema bellezza del senso del colore…” . La natura è tutto, anche ciò che non riusciamo a vedere. È questo, il mistero: quello spazio che rimane occulto finché non ci viene reso dalla mano dell’artista. Finché, come per miracolo, ciò che era dinanzi ai nostri occhi e non vedevamo ci viene rivelato come qualcosa di straordinario. Solo il vero creatore può raggiungere tale profondità. Solo un grande artista ci consegna il paesaggio quotidiano, spesso invisibile, con tratti nuovi e nuove tinte. Solo colui che è in grado di sostenere un dialogo intimo, tellurico con la natura può operare un tale sortilegio.

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Chi è Franco Azzinari? Calabrese di San Demetrio Corone, cittadino onorario di Altomonte, dove l’amministrazione comunale gli ha dedicato gli spazi della Torre Pallotta, edificio storico costruito nell’anno 1052, oggi sede del “Museo Franco Azzinari” e dove sono esposte oltre 60 tra le Opere più significative che il Maestro Azzinari ha realizzato nel corso dei suoi 50 anni di carriera, oggi Franco Azzinari viene definito dalla critica che più conta “uno dei più importanti artisti italiani e internazionali”, capostipite della pittura del vento, così è stato definito per la prima volta da Sergio Zavoli e presentato, successivamente, in una mostra a Casoli (Ch), da Vittorio Sgarbi… La natura di Franco Azzinari è magica e solare, idealizzata a divenire inno alla bellezza e alla vita. Come sempre, è la Calabria la Musa dell’Artista. Azzinari si ispira, con amore filiale, ai luoghi che gli ricordano l’infanzia e innestano magiche atmosfere in un avvincente intreccio di memorie e sensazioni. I paesaggi, sono terra autentica, incantevole, ricca di cultura e umanità che hanno trovato in lui un eccezionale ambasciatore capace di diffondere nel mondo il suo vero volto. Una terra ricca di sole, mare e paesaggi che celano umori e suoni, voci e memorie e, soprattutto, storie antiche, ma sempre palpitanti che aspettano di essere ascoltate e raccontate. Reduce da successi internazionali ripresi dai grandi media americani, da Boston (Stati Uniti) con la mostra “Looking for Hemingway” (40 Opere) a la Havana (Cuba) con le mostre: “Espressioni di G. Garcia Marquez” (20 ritratti a colori) e il Rostro de la Historia (20 ritratti in bianco e nero a Fidel Castro). L’inaugurazione qui a Carpineto Romano Città d’Arte vedrà presenti personaggi della Cultura romana e diverse autorità politiche locali, in testa il Sindaco Stefano Cacciotti e l’Assessore alla Cultura Emanuela Massicci. Per Carpineto Romano un evento di prima grandezza.

L’incontro con Cuba risale a gennaio del 1992. Azzinari con due amici galleristi sono a Miami per una fiera d’arte e decidono, via Cancun, di imbarcarsi per l’Havana. La città è magica e trasmette loro una gran voglia di vivere. Azzinari rimane affascinato dal paesaggio unico, assoluto.
La curiosità è tale che si spingono fino a Camaguey. Il Pittore ha l’impressione di essere tornato indietro nel tempo, a quando era bambino. Gli riaffiorano nella mente immagini che aveva già visto. E’ molto colpito dai vecchi, dalla rugosità dei loro volti (testimoni della vita) e dal modo in cui, molto serenamente, lavorano i campi, con la forza delle loro braccia. Azzinari se ne innamora a prima vista, si ripromette di ritornarci con la tavolozza e i colori per raccontare sulla tela quei luoghi di magia, dalla natura intatta e incontaminata, con il sole che bacia la frutta e la rende sensuale.
Da allora il pittore del vento ha realizzato circa 200 opere, disegnando e dipingendo tutto ciò che lo ha maggiormente colpito: l’uomo e la natura. Ritrae Alejandro Robaina, Compay Segundo, e il lider maximo: Fidel Castro.
La casa editrice Electa pubblica un volume con testi critici di Gianni Minà, Miguel Barnet, Sergio Zavoli, Carilda Oliver Labra e Raffaele De Grada. La mostra, che racchiude questa bellissima avventura, viene inaugurata al Museo de Bellas Artes dell’Havana. Una mostra itinerante che, nel 2002 viene allestita dalla Città di Riccione (Forlì) nel Castello degli Agolanti e, nello stesso anno, nel Castello Ducale di Corigliano Calabro (CS) presentata da Vittorio Sgarbi e Pasquale De Marco.

Non sono un intenditore di pittura, e la mia curiosità per l’immagine trasferita su una tela non è così febbrile da permettermi di dichiararmi un vero e proprio appassionato di questa arte. Così come tutti i naif nella pittura sono portato ad apprezzare i paesaggi, i ritratti, specie se sono annegati in una luce particolare come per esempio quella di molte terra caraibiche, che ogni tanto qualche maestro sa trasferire con i giusti toni e la giusta opulenza in una composizione. Franco Azzinari è uno di questi e mi piace questa sua fedeltà al naturalismo che ora, in epoca di tante presunte avanguardie è, come dice Raffaele De Grada, quasi un atto anticonformista. Ma tra scelta coraggiosa.
Azzinari, poi, ha scelto come terra per raccontare una quotidianità, ormai dimenticata nel mondo, Cuba, l’isola dell’ultima rivoluzione storica ancora in vita. E questo me lo rende ancora più simpatico. Perché Cuba, causa un immorale embargo, è da quarant’anni vittima di un’ossessione, quella di un certo apparato politico degli Stati Uniti che non ha mai sopportato la novità di un’isola dei Caraibi che sceglie il proprio destino (giusto o sbagliato che sia) senza chiedere il permesso al governo di Washington, come fanno da tempo tutte le nazioni latinoamericane. Anzi, Cuba si è perfino permessa di diventare, negli ultimi quarant’anni, un laboratorio politico, intellettuale e culturale ancora vitale, pur con tutti i suoi limiti. Questo ruolo usualmente era una prerogativa delle nazioni potenti “che hanno fattola storia” come Inghilterra, Francia, Italia, Germania, Russia, Stati Uniti, o la stessa “madre Espagna” della quale Cuba fu colonia.
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Quando guardo i quadri di Franco Azzinari mi domando se il pittore calabrese non senta, quando dipinge, una gioia profonda, una grande felicità. Se non provi, anche, una sensazione di attaccamento alla terra, di ritorno alle origini, accompagnata da licheni amari e resine viscose. Franco Azzinari vive nell’intensità delle sue tele ed esse gli sono fedeli, docili come animali domestici. La sua pittura è scevra di qualsiasi artifizio falsamente sperimentale o di concettualismi, come quelli che tante volte trasformano l’opera d’arte solo in un enigmatico oggetto di riflessione e non semplicemente in un’opera d’arte, qualcosa in grado di suscitare godimento e sensualità. Azzinari, di origini contadine, è stato impregnato, fin dall’infanzia, della linfa ancestrale che offrono la campagna e le intemperie. L’assenza di lussi urbani e di oggetti futili o inservibili, assieme alla sua sensibilità e amore per la natura,lo hanno portato a una totale dedizione, in cui primeggiano i valori dell’essere umano semplice ed elementare e dove l’elemento primordiale si fonde con quello squisitamente intellettuale. Franco Azzinari è un pittore delle origini, ma non è un primitivo.