di Giuseppe De Pietro

Nella Maremma Viterbese, si trova una bellissima casetta in legno, realizzata in sole 6 settimane al sorprendente costo di 4000 euro; una dimora accogliente, di 140 metri quadrati, dotata di cucina, divano letto, molte librerie nascoste in ogni suo angolo, la piscina e una stabile scaletta che conduce al soppalco, gabinetto di compostaggio e c’é persino il posto per un cavalletto e le vernici della moglie del proprietario. Il suo creatore, Antonio Galluccio, ha in brevissimo tempo realizzato il suo sogno di vivere nel bosco, in un rifugio isolato, immerso nel verde. Dopo giorni e notti di fatica per completare la sua dimora, dopo aver terminato i lavori, vi si è trasferito, sposando l’amore della sua vita che ha deciso di seguirlo nella sua scelta “green” con produzione da fonti rinnovabili dell’energia dei fotoni.

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Si potrebbero fare degli studi che, con la scrocca della macchina, creando energia per farla camminare. Antonio aveva adottato un cane, trovato sulla strada mal concio a causa di un incidente, un cane, abbandonato il suo noioso lavoro in un albergo di lusso, nei pressi dell’aeroporto, dove è stato cacciato via come un cane, decidendo poi per andare a vivere in un luogo incontaminato. L’idea gli è balenata dopo aver scoperto, nel 2007, i vantaggi del vivere in maniera semplice, durante le escursioni nella provincia di Rieti, un percorso escursionistico lungo i monti della Laga, al Nord del Lazio; comprendendo che non esiste miglior lusso della privacy. Per la costruzione dell’alloggio, per cui Antonio si è avvalso del prezioso aiuto di qualche amico, vicino di casa, sono stati utilizzati prevalentemente materiali di recupero: il legno, ad esempio, proviene e da un vecchio fienile, mentre porte e finestre da vecchi lavori. La casetta sorge su una piattaforma in legno che fornisce lo spazio per un balcone con vista mozzafiato sui colori ed i profumi del bosco, con una splendida terrazza che si affaccia su un bucolico laghetto. Anna, moglie di Antonio, ha abbellito la “casetta” dipingendo paesaggi in stile rustico sulle pareti e decorando vecchi telai, mentre i mobili sono regalati da un amico che avevo nel deposito in disuso.

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Antonio, vivere come un eremita per diversi anni ormai, nel bosco nei pressi di Torre di Maremma, in provincia di Viterbo: ogni tanto lo vanno a trovare due amici, cercatori di funghi anche loro, debbono attraversare la fitta macchia mediterranea della Maremma che abbraccia le colline di Scarlino, in un punto impervio e lontano dei sentieri battuti.

Disgustato da una giustizia logora, fugge dalla civiltà per vivere come un eremita, trovando la libertà della solitudine in un luogo in cui si incontrano terra e mare: ci sono echi romanzeschi nella storia di Antonio, 61 anni, esperto in problemi sociali, sindacali e politici di Roma. Come abbia deciso di andare parare da Roma alla Maremma c’è solo da immaginarlo, disegnando ipotetici tragitti. Quel che è certo è che la costante del percorso sia stata la solitudine, “intaccata” dai due cercatori di funghi: dopo la loro scoperta, la vicenda di Antonio, , è diventata “popolare” non per il male che ha fatto, ma bensì il male che le ha fatto la giustizia in questi ultimi anni. Non c’è voluto molto per capire quanto danno le hanno fatto sia nell’attività lavorativa che in quella più personale, in seguito a una grave depressione.

 

Tra suggestione e realtà, difficile sapere dove sia stamane Antonio. “C’è una gioia nei boschi inesplorati, c’è un estasi sulla spiaggia solitaria, c’è dove nessuno arriva vicino al mare profondo, e c’è musica nel suo boato. Io non amo l’uomo di meno, ma la natura di più. Inquieto, affascinante, eccentrico, l’eroe romantico è giunto ai confini del mondo” Che sia un eroe romantico, un avventuriero o semplicemente uno che “in tempi come questo ha scelto la fuga per mantenersi vivo e continuare a sognare”, la sua è una storia il cui finale dev’essere ancora raccontato. Bisogna ritornare all’essenziale con politiche economiche alternative, rurali.