di Giuseppe De Pietro Dicembre 2019

Chefchaouen è un borgo antico in una delle località più graziose del Marocco: un borgo di montagna con case azzurre e un’atmosfera artistica, dove pare di essere in un mondo a sé. Ormai il turismo ha decisamente preso piede anche qui, ma la città è riuscita a trovare il giusto equilibrio tra le comodità moderne e l’autenticità del luogo.

Delizioso risultato di influenze marocchine e andaluse, l’antica medina è una distesa di tetti rossi, edifici di blu azzurri e stretti vicoli che convergono nell’affollata Plaza Uta el-Hammam e nella sua kasbah restaurata. Nota da tempo ai backpacker per la facile reperibilità di kif (cannabis), Chefchaouen è stata oggetto di un’ampia e rapida opera di recupero e miglioramento e offre una vasta scelta di sistemazioni di qualità, buoni ristoranti, svariate attività e nessun tipo di seccatura, caratteristiche che la rendono una valida alternativa a un frenetico tour di diverse città. È un luogo ideale in cui dedicarsi al relax, esplorare i siti di interesse turistico e fare escursioni in giornata alle verdeggianti e fresche colline nei dintorni.

Un pò di storia
In origine il nome di Chefchaouen era Chaouen, che significa ‘vette’, la cui grafia all’epoca dell’occupazione spagnola fu modificata in Xaouen, e nel 1975 la città fu ribattezzata Chefchaouen (Guarda le Vette); nomi tutt’oggi indifferentemente utilizzati.
Moulay Ali ben Rachid fondò Chaouen nel 1471 come base da cui le tribù berbere del Rif potevano attaccare i portoghesi stanziati a Ceuta. La città si espanse con l’arrivo dei profughi musulmani ed ebrei partiti da Granada nel 1494 e a loro si devono le case imbiancate a calce che, con i minuscoli balconi, i tetti in tegole e i patio (spesso con un albero di agrumi al centro), le conferiscono la sua caratteristica impronta spagnola. L’attuale prevalente colore azzurro pallido fu introdotto negli anni ’30, mentre in precedenza le finestre e le porte erano dipinte di verde, un colore legato alla tradizione musulmana.
La città rimase isolata e chiusa agli stranieri (ai cristiani era proibito entrarvi pena la morte) fino al 1920, anno in cui fu occupata dalle truppe spagnole. Al loro arrivo gli spagnoli si accorsero con stupore che gli ebrei della città parlavano ancora una variante del castigliano medievale. Durante la guerra del Rif negli anni ’20 gli spagnoli furono cacciati da Chefchaouen per opera di Abd al-Krim, ma ben presto vi fecero ritorno per restarvi fino alla proclamazione dell’indipendenza del Marocco nel 1956.

Che cosa vedere
Chefchaouen è suddivisa in una metà orientale (la medina) e una metà occidentale (la ciudad nueva, o città nuova). Il cuore della medina è Plaza Uta el-Hammam, con la sua inconfondibile kasbah. Le mura della medina sono state restaurate di recente con finanziamenti spagnoli. L’arteria principale della città nuova è Ave Hassan II, che da Plaza Mohammed V, una verde piazza progettata dall’artista Joan Miró, supera la porta occidentale, Bab el-Ain, costeggia il muro meridionale della medina e poi entra nella medina stessa, dove termina immettendosi in Place el-Majzen.

La Kasbah
Questa fortezza cinta da mura e sottoposta a consistenti interventi di restauro, oggi ospita un grazioso giardino, un piccolo Museo Etnografico e un’ancor più piccola galleria d’arte. Nel museo etnografico si possono ammirare alcune affascinanti vedute dell’antica Chefchaouen, tra cui la piazza e la kasbah; mentre la galleria d’arte promuove le opere di artisti locali. Il panorama dalla torre della kasbah sopra la medina è magnifico.

Plaza Uta el-Hammam
Il cuore della medina è costituito dall’ombreggiata Plaza Uta el-Hammam, lastricata di ciottoli, sulla quale si affacciano caffè e ristoranti che propongono tutti menu piuttosto simili. Si tratta di un luogo tranquillo, ideale per una pausa di relax osservando il viavai della gente, soprattutto dopo una lunga giornata trascorsa tra visite ed escursioni.

Grande Mosquée
Degna di nota per un’insolita torre a pianta ottagonale, la Grande Mosquée fu costruita nel XV secolo per volere del figlio del fondatore della città, Ali ben Rachid, ed è accessibile esclusivamente ai musulmani.
Delizie dal mercato
Il mercato nei pressi di Ave Hassan II è un posto eccellente dove acquistare generi alimentari freschi come pesce, carne, frutta e verdura, ed è particolarmente affollato il lunedì e il giovedì, quando arrivano numerosi venditori da fuori Chefchaouen per vendere i prodotti freschi.
Tra le tante specialità locali che
vale la pena di assaggiare consigliamo il profumato miele di montagna e il formaggio cremoso di latte di pecora, entrambi serviti per la prima colazione. Aggiungendo il dial makla (un tipo di pane) appena sfornato avrete tutti gli ingredienti per un delizioso picnic.

lungo il fiume
Appena oltre la porta nord-orientale della medina di Chefchaouen, il Ras el-Maa sgorga dal fianco del monte formando alcune cascate, dove le donne del posto vengono a fare il bucato. Tra lo scrosciare dell’acqua e le verdi colline proprio a ridosso delle mura della medina, è un angolo cittadino dove ci si ritrova sorprendentemente a stretto contatto con la natura.
Una volta superato il ponte svoltate a destra e seguite il sentiero che corre lungo la riva orientale dell’Oued Ras-el Maa. Questo percorso è stato progettato con grande attenzione al paesaggio e si snoda costeggiando la riva. Si può ammirare una vista spettacolare della medina e l’itinerario è nel complesso una piacevole passeggiata in discesa di circa 30 minuti. Il sentiero incrocia poi Ave Allal ben Abdallah, dove potrete fermare un taxi con un cenno e farvi riportare alla medina.

Trekking
Il Parco Nazionale di Talassemtane inizia appena fuori Chefchaouen ed è un’ottima zona dove fare trekking. Se il vostro trekking prevede il pernottamento in campeggio, è indispensabile che vi registriate all’ingresso del parco, presso l’ecomuseo che inoltre è una ricca fonte di informazioni.
La Riserva Naturale Regionale di Bouhachem si estende tra Tetouan, Chefchaouen e Larache, e comprende numerosi percorsi per trekking di varia lunghezza che consentono di visitare i villaggi locali e di esplorare montagne, foreste e cascate; nonché numerosi gîtes (ostelli per escursionisti) presso cui pernottare entro i confini della riserva. Il parco è di una bellezza straordinaria e copre una zona molto vasta di 80.000 kmq. Dichiarato Sito di Interesse Biologico ed Ecologico, insieme con il vicino Parco Nazionale di Talassemtane è una delle zone di maggiore importanza dell’Intercontinental Biosphere Reserve of the Mediterranean, condivisa da Andalusia e Marocco. La foresta è costituita da varie specie di querce, pini marittimi e cedri. Il parco è popolato da un numero notevole di animali, tra avifauna (99 specie), mammiferi (32 specie tra cui le bertucce) e rettili (17 specie).

La scalata del Jebel el-Kelaâ
A prima vista la scalata del Jebel el-Kelaâ, la vetta che con i suoi 1616 metri incombe su Chefchaouen, potrebbe apparire un’impresa molto ardua, ma, partendo di mattina presto, si può fare facilmente in giornata, a patto di essere in buona forma fisica.
L’escursione inizia dietro il Camping Azilane e segue la pista per fuoristrada che conduce al piccolo villaggio di Aïn Tissimlane; il sentiero è segnalato da una striscia bianca e gialla dipinta sulle rocce. Durante la prima ora si sale lungo un tracciato relativamente ripido che vi porta sopra la linea degli alberi al primo punto panoramico su Chefchaouen, per poi proseguire a mezza costa lungo la piste che procede con pendenza regolare. Dovreste raggiungere Aïn Tissimlane in un paio d’ore; da qui il sentiero si inerpica ripido e tortuoso tra grandi massi per quasi un’ora fino a raggiungere un valico; dopodiché svolta a ovest percorrendo la pista che arriva alla sella della montagna, da cui inizia il tratto finale verso la vetta. Il sentiero è piuttosto accidentato e in alcuni punti è necessario arrampicarsi sulle rocce. La cima si raggiunge abbastanza velocemente, e le vostre fatiche saranno ricompensate da uno dei panorami più straordinari che si possano ammirare su questa regione del Rif.
La discesa lungo lo stesso percorso è veloce e non presenta difficoltà. In alternativa, dalla sella ci si può dirigere verso nord seguendo un sentiero che conduce a un gruppo di villaggi situati sul versante opposto della montagna. El-Kelaâ, uno di questi piccoli centri abitati, conserva alcuni depositi di cereali risalenti al XVI secolo e una moschea con un minareto pendente. Da questo villaggio, diversi sentieri molto semplici vi riporteranno a Chefchaouen nel giro di un paio d’ore.