Di Amedeo Sanpedro (San Francisco, CA)

E’ un grande piacere presentare su questo numero l’intervista allo scultore Lorenzo Quinn, rilasciata a Suntime Magazine in occasione della presentazione della sua opera.
Uno degli scultori contemporanei più conosciuti nel panorama internazionale ha realizzato un’opera monumentale che si inserisce perfettamente nel tessuto storico di Venezia e che rappresenta il suo personale tributo alla città al quale è profondamente legato, portando all’attenzione del pubblico l’esigenza di salvaguardare la sua congenita fragilità data dal cambiamento climatico e ambientale.
Le mani, calco ingigantito di quelle del figlio Anthony,  “supportano” l’hotel Cà Sagredo, storico palazzo che si affaccia sul Canal Grande, e rappresentano allo stesso tempo la capacità dell’uomo di interagire con l’ambiente in senso positivo o distruttivo, dando un intrinseco messaggio alle generazioni attuali e future affinché agiscano per riequilibrare il mondo intorno a loro – ambientale, economico, sociale- utilizzando canoni espressivi che si rifanno all’arte classica e che esprimono l’attenzione dell’opera di Quinn ai valori eterni dell’arte e della cultura.
Uno scultore che è stato capace di portare a Venezia un’opera di così grande impatto da diventare -immediatamente- l’artista più ammirato e fotografato, pur non essendo parte degli eventi ufficiali della Biennale Arte, ma che sicuramente verrà ricordato dal pubblico e dai cittadini con riconoscenza per la sua vicinanza alla città e al suo immenso valore.

Per Lorenzo Quinn, scultore contemporaneo figlio dell’attore Anthony Quinn e della sua seconda moglie, la costumista veneziana Iolanda Addolori, la scultura aiuta a guardarsi nell’animo. “Faccio arte per me stesso – spiega – e per le persone che vogliono farsi un giro nei miei sogni”. Le sculture monumentali di Lorenzo Quinn sono tra le più apprezzate a livello internazionale, fanno il giro del mondo all’interno di collezioni private, musei e non solo. Per Quinn la scultura è uno strumento di comunicazione attraverso cui promuovere e diffondere la tolleranza, la comprensione reciproca, l’armonia e l’amore. Tematiche che trasmette al pubblico nelle sue installazioni utilizzando come linguaggio universale le mani e i corpi umani, in modo tale da far comprendere ciò di cui parla.
Ha scelto la cultura anziché il cinema: da chi si è lasciato ispirare?
«Vivendo da piccolo a Roma, una città d’arte ricca di sculture di Bernini, Michelangelo e altri, andavo spesso nei musei ad ammirare le loro opere. Mi hanno fatto desiderare di essere come loro. Disegnavo anche molto. “Le mani di Dio” ha in sé un messaggio universale ed è l’opera che più mi ha ispirato. Dopo essermi trasferito a New York ho iniziato la mia carriera».
Le mani sono la parte del corpo che sceglie per molte sue opere-installazioni. Spesso sono il segno evidente di una forma di “sostegno”. Come mai le mani sono diventate la sua cifra stilistica?

«Scelgo le mani perché spesso si “comunica” con le mani. Gli italiani le usano molto per comunicare, come molti altri popoli. Nei Paesi arabi sarebbe impossibile esporre un nudo, mentre per me, con le mani è possibile ed è più semplice trasmettere un messaggio. E io voglio far arrivare il mio messaggio, le mie emozioni. Non voglio trasmettere messaggi astratti».
Nel 2017 per la Biennale di Venezia Lorenzo Quinn con il supporto della Halcyon Gallery di Londra, ha realizzato una gigante scultura, “Support”, un’opera di denuncia delle nostre condizioni ambientali sconvolte dal cambiamento climatico. Venezia è la più famosa città galleggiante del mondo e i recenti cambiamenti climatici dovuti all’inquinamento e al surriscaldamento globale minacciano la sua esistenza. Due enormi mani bianche, alte fra gli 8 e i 9 metri, emergevano dall’acqua in Canal Grande nell’area di Rialto tra la Ca’ D’Oro e Campo Santa Sofia a sorreggere simbolicamente il palazzo Ca’Sagredo, di fronte al quale emergevano. Dopo una prima proroga, scaduta l’autorizzazione della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e paesaggio per il comune di Venezia e Laguna, sono state rimosse nel maggio 2018 e sono ritornate nello studio spagnolo. Quinn ha iniziato l’iter per la donazione al Comune di Venezia per trovare una collocazione idonea all’opera.
“Support” sono le due mani che dal Canal Grande di Venezia sorreggevano un palazzo. Crede che torneranno nella città lagunare?

«“Support” molto probabilmente ritornerà a Venezia per essere collocata presso la Venice University International, che si occupa di progetti ecosostenibili».
Giuditta, una bimba di 10 anni ha espresso il desiderio di vedere “le mani di Quinn per sostenere la diga e il peso del ricordo del Vajont”? Cosa ne pensa?
«Mia moglie è di Belluno, conosco la tragedia del Vajont, è stato un disastro ambientale e umano. Dopo Venezia avevamo pensato di portare “Support” nelle varie capitali del mondo per sensibilizzare la gente sulle problematiche ambientali. È un’opera pensata e realizzata per la città di Venezia ed è giusto che ritorni nella città lagunare».
Ci può raccontare la sua opera-scultura “GAIA”?
«“Gaia” è un messaggio per la terra inteso come pianeta. Come “Support” mi ha dato tanta soddisfazione perché il messaggio che voglio trasmettere è che questa terra è viva e respira».
Quali tra le sue opere rappresenta meglio l’importanza delle mani?
«È difficile, è come dover preferire un figlio anziché un altro.  Direi l’opera “Support”, le mani sorreggono il senso profondo dell’arte».
Dopo Venezia a cosa sta lavorando e dove potremmo ammirare le sue meravigliose sculture?
«Sto lavorando a un progetto in Italia, sempre per Venezia che si chiama “Costruiamo ponti”, un messaggio chiaro per abbattere la volontà di costruire muri e favorire il dialogo tra popoli, affinché si costruiscono più ponti e meno barriere. Per settembre è in preparazione anche una rassegna in Cina».

Quinn ha esposto i suoi lavori più celebri a Doha (Qatar), alle Nazioni Unite, all’Hermitage di San Pietroburgo, a Singapore, in India, in Canada e in altre capitali europee. Da oltre vent’anni collabora con la Halcyon Gallery di Londra. Guardando le sue sculture installate in pubblico, si è certi che la sua arte appartiene a tutti i popoli del mondo.
In foto: la scultura “Gaia”; la monumentale installazione “Support” al Ca’ Sagredo Hotel durante la Biennale di Venezia 2017; l’artista all’opera.

(foto e info www.lorenzoquinn.com)