di Giuseppe De Pietro

Anna Rita Peretti fin da bambina spicca un suo talento di artista. Si riavvicina all’arte, iniziando a dipingere da autodidatta.

 

                          

Le opere d’arte di Anna Rita colpiscono immediatamente, quasi per spontanea maniera di presentarsi. Va da sé però che questo non è sempre possibile, specialmente quando essa presenta tratti di novità o esprime una sensibilità marcatamente individuale. E’ quanto ho percepito alla galleria in via Margutta dove recentemente ha esposto una personale.
Non è detto infatti che in questi casi, quando l’opera testimonia percorsi di ricerca soggettivi,  lo faccia per via di eloquenza visiva e semplicità. Penso che il lavoro di Anna Rita Peretti sia di questo tipo.
I dipinti di Anna Rita non sono ambienti dotati di profondità di campo visiva tale da definire un vicino e un lontano. La profondità di campo, lo spessore dell’ambiente, è generato nell’esperienza delle associazioni emotive che il dipinto suscita.

                    

Potrei dire che l’operazione compositiva di Anna Rita non è un’operazione  di sintesi, la ricerca di un’unità dello sguardo, sebbene fattori unificanti intervengono, ma di lasciare che la vista percorra inesausta la tela. Quest’apertura dello sguardo, che svincola l’opera da una prospettiva conclusiva, introduce anche un elemento di arbitrarietà: la tela finisce qui, ma potrebbe continuare a oltranza. Come se ci fosse uno sfasamento tra il suo confine e la dinamica interna. Le superfici continuano altrove.

“Dopo alcuni spiacevoli vicissitudini familiari, la mia forza di volontà mi sprona a lottare ed affidarmi all’aiuto della famiglia e principalmente del Signore, dedicandomi incessantemente ed annullandomi completamente.
Ho passato momenti drammatici e di sconforto ma non mi sono mai arresa. Mi sono nuovamente riavvicinata alla pittura grazie a mio figlio che possiede un senso cromatico molto interessante.”

“Ho conosciuto il maestro Mario Salvo ed ho appreso lezioni di spatola stratigrafica e  partecipando ad un concorso importante, vengo premiata come vincitrice. Questo mi fa acquisire sicurezza e, pertanto, continuo ad essere seguita dallo stesso maestro che di fatto è l’inventore di tale tecnica a spatola. Letteralmente mi innamoro di questo strumento ostico, difficile ma davvero affascinante e con il tempo e la passione, posso dire che a me resta facile da usare.”

                         

“Le mie opere sono la maggior parte di natura emotiva, le mie opere più belle le ho sognate, progettate e realizzate.
Quando dipingo le mie idee sono chiare, il lavoro deve essere finito entro un ora e mezza, perché l’uso di colori acriici impone l’asciugatura rapida pertanto se si supera l’orario, non si riescono a creare le stratigrafie velate che sono la parte e l’effetto più emozionale dell’opera.
Il mio spirito guerriero e forte mi permette di andare avanti e non arrendermi mai, l’ impossibile e’ il mio motto.”