di Clara Racanelli

Il fiore della camelia entra nel mondo europeo alonato del fascino sottile dell’Oriente. Infatti la camelia, che prese nome, dal gesuita moravo, padre George Joseph Kamel, missionario nell’Asia orientale, che ne importò la pianta in Europa nella prima metà del Settecento, è originaria del Giappone, dove, come in Cina, era al centro dell’arte e della letteratura. Le sue varietà più pregiate venivano riservate ai nobili e quindi alle persone elevate e colte, che, d’altra parte, avevano come loro prerogativa di casta la capacità di disporre fiori e giardini, sviluppando un complesso simbolismo.
Nella cultura orientale la camelia è il simbolo della devozione eterna tra gli innamorati. La sublime danza del petalo e del calice che percorrono il ciclo vitale congiuntamente (arrivando addirittura a distaccarsi insieme dalla pianta) rappresentano alla perfezione la persistenza dell’amore e la devozione reciproca.
In Francia l’attenzione per la camelia, fiore dell’Estremo Oriente, si colloca nel generale clima di interesse per le manifestazioni culturali della Cina e del Giappone, a cui diedero tanto impulso i fratelli Edmond e Jules de Goncourt sulla metà dell’Ottocento, anche se la prima a far conoscere le camelie alle signore della buona società parigina era stata l’imperatrice Giuseppina, che ne aveva alcuni esemplari a fiore semplice.

Camellia è un genere di piante della famiglia delle Theaceae, originario delle zone tropicali dell’Asia. Come si è già detto, il nome del genere, scelto da Linneo, deriva dal nome latinizzato del missionario gesuita Georg Joseph Kamel (1661-1706), farmacista e botanico, che per primo importò la pianta dal Giappone.
Nella tradizione cinese, i morbidi petali dolcemente arrotondati della camelia sono simbolo di massima raffinatezza, perfezione ed eccellenza per la loro posizione in simmetria, oltre a esprimere l’attaccamento amoroso di lunga durata. Incarnano anche l’essenza di una ragazza che ha scelto di affidarsi alla protezione del giovane amato, rappresentato dal calice che supporta il fiore. Petali e calice si distaccano insolitamente insieme dalla pianta dopo che il fiore è appassito, invece di scivolare a terra un petalo dopo l’altro, caratteristica per cui le camelie sono assunte, in Cina, quali rappresentative dell’unione perfetta e della devozione eterna tra innamorati, mentre si caricano del significato negativo di ‘vita spezzata’ in Giappone. I giapponesi comunque apprezzano molto questa pianta autoctona (‘Camellia japonica’, ‘Rosa del Giappone’) per i fiori stracolmi di petali che si schiudono molto precoce nel tardo inverno. In Corea, la fioritura prolungata per alcuni mesi della nativa camelia è assunta a dimostrazione di persistenza dell’amore e della devozione, così che di sovente è inserita nei bouquet e nelle decorazioni nuziali. E’ quindi un fiore adatto ad essere regalato ai propri cari, suscita grande effetto quando viene inviato da un ammiratore segreto, mentre porge un messaggio di buona fortuna quando è donata a un uomo.
Le camelie sono simboli portafortuna anche nel Capodanno cinese e, in questa occasione, vengono anche offerte agli dei, ma rappresentano anche la primavera. E’ diffusa la credenza popolare secondo la quale le donne cinesi non dovrebbero mai indossare una camelia tra i capelli: fiorendo molto tempo dopo che la gemma si è formata, equivarrebbe a dover aspettare a lungo di rimanere in stato di gravidanza. Ma in molte zone della Cina, soprattutto nel sud-ovest, dove le camelie sono più popolare, sono anche considerate il fiore adatto ai figli giovani di entrambi i sessi.
A seconda del colore, il significato della camelia trasmette un messaggio diverso: rosa significa nostalgia e desiderio di ritrovarsi, mentre rosso dichiara che il cuore è infiammato di passione, ma entrambi le tonalità rappresentano l’amore romantico; variegata è simbolo di fiducia e speranza; bianco testimonia profondo affetto, compreso quello che prova un genitore verso il figlioletto, a fiore doppio segnala quanto si pensi a chi lo si invia, semplice indica adorazione e bellezza.

L’immagine della camelia, per lo più a fiore rosso, venne raffigurata su dipinti e porcellane a partire dall’XI secolo, ma un testo cinese risalente alla dinastia Song (960-1279) ne menziona una fioritura bianca. Il medico tedesco, naturalista e viaggiatore, Engelbert Kaempfer (1651-1716) pubblicò per primo una descrizione e l’illustrazione della pianta della camelia giapponese nel testo ‘Amoenitatum exoticarum’ (1712) e ne introdusse più di una ventina di varietà. La denominazione di ‘Camellia’ fu utilizzata per la prima volta dal medico naturalista svedese Carl Nilsson Linnaeus (1707-1778), noto come Linneo – il fondatore della classificazione scientifica moderna degli organismi viventi – in onore di George Joseph Kamel, un missionario gesuita tedesco pioniere nelle Filippine, deceduto a Manila nel 1740. Questi, in realtà, probabilmente non fu lo scopritore della camelia, visto che non si recò mai al di fuori della nazione in cui operò ma, in Europa, venne molto apprezzato un suo lavoro sulle piante orientali pubblicato (1704) in appendice all’Historia plantarum’ scritta dal noto botanico britannico John Ray. Nel continente asiatico, a quanto pare, l’arbusto cinese (Camellia sinesis) dai piccoli fiori bianchi fu conosciuto fin dal 590 a. C. con il nome di ‘tè selvatico’ o ‘tè delle montagne del sud’, ma il primo a segnalarlo e descriverlo agli europei fu il medico tedesco Andreas Cleyer, che si recò in Giappone tre volte tra il 1680 e il 1687. Le prime notizie sulla cosiddetta ‘Thea chinensis’ in Inghilterra vennero inoltrate alla Royal Society nel 1702 dal botanico James Petiver. Nella prima metà del ‘700, l’inglese Lord Petre diventò pioniere nell’importare e coltivare piante di ‘Camellia japonica’ rosse nella serra privata a Thorndon Hall, nell’Essex (Regno Unito).
Vendute nel 1807 a un vivaio americano come piante sempreverdi da ricovero, le camelie presto furono invece coltivate all’aperto nei territori a sud. Il giudice statunitense Arthur W. Solomon si appassionò così tanto alle camelie che, nel 1937, si imbarcò per la Francia per ritornare con 200 di queste piante da fare attecchire in giardino – in seguito diventato famoso proprio per le fioriture – della dimora ‘Wellesly Manor’, che divenne poi la sua residenza, a Grimbal’s Point, vicino a Savannah, in Georgia. La popolarità della camelia negli Stati Uniti arrivò negli anni ‘40, dopo che E. Manchester Boddy, il magnate proprietario del giornale Los Angeles Daily News, iniziò a coltivarne degli esemplari nei giardini – i ‘Descanso Giardens’ in seguito ceduti alla Contea di Los Angeles – a La Cañada Flintridge, in California, e si tenne la prima ‘Festa della Camelia’ nello Stato, a Temple City, nel 1945.

La pianta cespugliosa di camelia, originaria dell’Asia sud-orientale e dell’est, dall’Himalaya fino al Giappone e all’Indonesia, si diffuse in tutto il mondo, inizialmente per le pregiate foglie utilizzate per preparare il tè. In seguito alla grande richiesta europea di questo infuso, irlandesi, inglesi, olandesi, francesi, portoghesi tentarono invano di impiantarla nei loro rispettivi territori per non continuare a doverla importare. Le diverse condizioni climatiche non lo consentirono così che, in Europa, l’interesse fu dirottato sulla specie ornamentale dai fiori traboccanti di petali sovrapposti e duraturi. Alcune varietà sono utilizzate nella medicina tradizionale cinese in caso di asma, problemi cardiaci e infezioni batteriche sin dall’epoca della dinastia Shang (ca. 1600 a.C.- ca.1046 a.C.). I germogli e le foglie di ‘Camellia sinensis’ vennero impiegate, per la prima volta, per preparare la tisana tonificante denominata ‘tè’ sotto la dinastia cinese Zhou (XII-III secolo a.C.). Tuttora vengono raccolti e trattati in diversi modi per ottenere diversi tipi di tè (bianco, verde, nero, oolong), mentre si impiegano i ramoscelli e gli steli per ottenere il tè Kukicha. In passato, i semi venivano utilizzati per estrarre olio per le lampade e per i capelli.

In Italia le prime camelie furono messe a dimora verso il 1760 nel parco della Villa Reale di Caserta, per desiderio della regina Maria Carolina d’Asburgo Lorena. Anche la vicenda di Margherite Gautier divenne molto popolare da noi, soprattutto in quanto ripresa nella Violetta, protagonista della Traviata (1853), melodramma musicato da Giuseppe Verdi, su libretto di Francesco Maria Piave. Qui però non si fa riferimento a nessun fiore specifico.
Nell’Ottocento la camelia divenne il fiore prediletto dall’aristocrazia e dall’alta borghesia europea, elemento di eleganza soprattutto maschile, più moderno rispetto al garofano. Nel linguaggio segreto dei fiori, il sélam, così importante nella seconda metà del secolo scorso, la camelia assunse “una generica colorazione peccaminosa, come colei che la portò nel celebre romanzo” (Cattabiani), ma anche il significato di costanza e perseveranza.

Ma la camelia è pure rosa, un colore delicato, ma anche ambiguo, per uno scrittore come Aldo Palazzeschi, che con riferimento a questo fiore così tratteggia un suo personaggio: “E un’altra cosa sempre uguale su cui erasi fissata la mia curiosità: all’occhiello del tait, o a quello del paltò, una camelia rosa simile molto al carname delle guance, perché l’artifizio riusciva a dare il tono molliccio e caldo del neonato a quelle vecchie fibre”.
Secondo Alfredo Cattabiani ogni varietà del fiore reciso di camelia “esprime un sentimento diverso: quella a fiore bianco doppio dice: “li mio pensiero è per té”; la camelia a fiore bianco scempio evoca l’amore materno: regalatela dunque a vostra madre. La camelia a fiore di anemone rosso rimprovera: “Un voto fallace”; quella a fiore rosso scempio parla di: “Amore e speranza”; se è di color rosa esclama: “Ti ritrovo infine”, mentre la rosso sangue lamenta: “Affanno” e la sasanqua rosea promette: “Saprò tenerti, non mi sfuggirai”, la camelia variegata simboleggia infine “Amore, Fede, Speranza”.

Nella produzione poetica successiva la camelia non comparirà più, né in Montale, che conferirà significati simbolici ad altri fiori, soprattutto al girasole, che già occhieggia da questi versi giovanili, né in altri tra i poeti della più rilevante tradizione novecentesca. Forse perché la camelia, troppo carica di eredità ottocentesche finisce per entrare nel novero delle gozzaniane “buone cose di pessimo gusto”, anche per la sua costante presenza tra i fiori artificiali di seta, proprio per la facilità di riproduzione che la sua configurazione regolarmente compatta consentiva. Sull’inizio del nostro secolo, poi, in consonanza con il gusto liberty, tendono ad affermarsi altri fiori dalle linee più mosse e frastagliate (iris, lillà, glicine), ma, soprattutto in Francia, con il crescere dell’attenzione nei confronti dell’opera di Marcel Proust, si impone la cattleya (tipo particolarmente elegante di orchidea), come fiore che porta l’immaginazione ad una sfera amoroso–sensuale. Dobbiamo poi anche considerare che tutti i poeti del nostro secolo tendono ad una presenza sobria e misurata dei fiori nei loro testi, proprio per il carattere stesso della loro poetica che li porta a prendere le distanze dalla più usurata maniera romantica ottocentesca che tendeva a stabilire una troppo scontata e semplicistica identità tra il fiore e la poesia, in base all’assunto aprioristico che il fiore fosse di per sé un elemento di poeticità.

Genere di oltre 250 specie di arbusti sempreverdi a vita lunga e piccoli alberi, alti da 1 a 20m. in base alla specie. Originarie delle zone boscose di India settentrionale, Himalaya, Cina, Giappone, Indonesia settentrionale, Giava e Sumatra.
La specie Camellia japonica è un arbusto da eretto a espanso, o piccolo albero, con foglie ampiamente ellittiche, verde scuro, lucide, larghe 5-8cm  e fiori rossi semplici larghi 3-4,5cm. Fiorisce a inizio primavera, ma le sue cultivar hanno un periodo molto più lungo, fino a metà e fine primavera, salvo eccezioni. Può raggiungere una dimensione massima di H9 x 8m.
La Camelia è una pianta sana e robusta, il suo portamento è eretto e la pianta risulta piuttosto vigorosa. Fiorisce da inizio a metà primavera e i fiori sono medio-grandi, a coppa, semidoppi a volte con qualche petalo che passa in mezzo agli stami, che sono in vista totalmente dentro alla corolla di petali rosa carico.
Dimensioni: H6/8m. raggiunti molto lentamente.
Fiori: da Gennaio/Febbraio a Marzo/Aprile
Terreni: vuole terreni acidi (PH 5,5/6,5), terreni fertili, humiferi e umidi ma ben drenati. Non piantare troppo profonda, la sommità dell’apparato radicale va al livello del terreno, è consigliabile invece pacciamare la superfice con uno strato di corteccia sminuzzata.
Posizione: zone ombreggiate ma luminose, protetta dal sole del mattino.
Esposizione: riparata dai venti secchi e freddi.
Potatura: In primavera pulire foglie, rami secchi e fiori sfioriti, eseguire la sbocciolatura quando vi sono fiori in eccesso. Le camelie sopportano anche potature drastiche.
Peculiarità: i fiori possono essere quasi sempici, ma a volte hanno petali in mezzo agli stami.
Temperatura min.: -15/-20°C. circa.
Malattie: afidi, cocciniglie, ozziorrinchi, galle fogliari possono deformare le foglie, armillaria