di Franco Petti

E’ un paese che per la sua posizione geografica domina la Valle del Corace,offre un paesaggio ricco di bellezze naturali ancora incontaminate dove storia, cultura e tradizioni si intrecciano creando un richiamo che ha anche sapore di mare, tutto mitigato da una leggera brezza  che allevia le calde giornate estive: è il luogo ideale per villeggiare…..

Posizionato a 264 mt sul livello del mare offre una zona panoramica che sembra una enorme terrazza dove la gente del posto si riunisce sia per socializzare che per rigenerare l’anima ed il cuore; di fronte si presenta il capoluogo della Regione, con dietro i monti della Sila, mentre ad est c’è l’azzurro del mare che insieme, armoniosamente, disegnano l’orizzonte.
La sera ciò che si presenta è veramente spettacolare: mille diamanti  punteggiano il cielo ed illuminano la vallata creando  un’ atmosfera magica ed incantata.


Secondo alcune fonti, il borgo di San Floro affonda le sue radici nella preistoria, precisamente nel Neolitico. Alcuni ritrovamenti archeologici testimoniano che, millenni più tardi, fosse una colonia magnogreca di Scolacium, la città del noto politico e letterato Cassiodoro. L’intento dei conquistatori era quello di sfruttare al massimo le cospicue potenzialità di questo territorio: allora come adesso era delimitato da frutteti, distese di vegetazione adatte al sostentamento del bestiame e floridi boschi ricchi di legna. Divenne poi un casale di Squillace fino al ‘400, epoca in cui intervenne la famiglia Strivieri, a cui si susseguirono i Mangione, i Marincola e per finire i Caracciolo. Nel 1783 purtroppo il borgo fu messo in ginocchio da un terremoto, che provocò la distruzione della Chiesa di Santa Caterina e la morte di tanti abitanti. Durante la dominazione francese del Regno di Napoli, San Floro divenne un comune autonomo e a seguito di un decreto del maggio del 1811, venne assegnato al circondario di Borgia, conferimento che rimase invariato anche dopo il riordino disposto dai Borboni nel 1816.

                            

699 persone abitano questo luogo di indole ospitale, dove le piccole casette di antica costruzione si susseguono lungo i viottoli di selciato e sanpietrini.
Nella piazza Marconi sorge la chiesa di San Nicola, eretta per la prima volta nel 1560. Osservandola dall’esterno si nota come la facciata sia ripartita in spazi regolari, così da mettere in risalto gli archi a sesto acuto e la nicchia che la domina. Internamente la navata principale si caratterizza per una volte a botte, mentre le pareti sono elegantemente decorate con affreschi degli artisti locali Fodaro e Ortona. Di particolare pregio il reliquario d’argento con le spoglie di San Floro, che fu un omaggio del Duca di Caracciolo nel XVI secolo.

Dalla parte opposta alla chiesa si impone il castello Caracciolo, risalente presumibilmente al X secolo. La fortezza rappresentava la residenza estiva del Duca di Girifalco e si caratterizza per una pianta rettangolare delimitata da quattro torri e una cortina muraria a scarpa. All’interno di questa cornice regale, oggi sorge il Museo della Seta, che custodisce al suo interno paramenti sacri, antichi damaschi e abiti da sposa. San Floro ha un’antica e profonda relazione con la bachicoltura e di conseguenza con la seta, tant’è vero che a cavallo tra il settecento e l’ottocento, costituì, insieme a parte del territorio catanzarese, il centro di produzione più grande d’Europa di questo prezioso tessuto.
A pochi passi dal borgo si trova infatti un incantevole gelseto gestito dalla Cooperativa Nido di Seta, dei brillanti giovani ragazzi calabresi che hanno deciso di valorizzare la ricchezza della terra natale, riprendendo in mano la filiera della gelsibachicoltura. Una visita alla Cooperativa consente di comprendere quale sia il processo di trasformazione del filo più pregiato al mondo e come esso possa essere impiegato per la realizzazione di un prodotto finito. Ma loro non sono gli unici giovani ad aver manifestato un amore profondo nei confronti di San Floro.

       

Questo borgo dalla conformazione collinare, non lontano dal profumo e dal colore ionico, regala emozioni semplici e autentiche 365 giorni l’anno.
Durante la primavera, in occasione della pasqua, si celebrano i solenni riti della settimana santa: con dolore e passione le confraternite e i cittadini vivono i momenti antecedenti alla crocifissione di Cristo, raggiungendo il culmine della gioia e dell’entusiasmo con la Cunfrunta, l’attimo in cui le figure di Gesù e della Madonna si incontrano.

 

La prima domenica del mese di maggio, si onora il santo che ha dato il nome al paese, attraverso il rito del voto di penitenza a San Floro. Si racconta che nel 1763 si diffuse una drammatica epidemia di peste nel Regno di Napoli che, nonostante i numerosi interventi sanitari, cessò solo a seguito di un rito penitenziale da parte dei Sanfloresi, che chiesero perdono per i peccati commessi. Da allora ogni anno gli abitanti del paese, con un affascinante partecipazione emotiva, ripetono il voto di penitenza nella chiesa principale, intitolata a San Nicola, muniti di una corona di spine e della grande fede e devozione che li lega al santo.
Un altro momento in cui San Floro è protagonista è il 18 di agosto: i cittadini onorano il proprio patrono con una messa solenne e una processione tra le vie del borgo.
Durante la stagione più calda, a qualche decina di km dal paese, si trovano spiagge bellissime, bagnate dal profondo blu dello del Mar Ionio. Attrezzate o libere, soddisfano le esigenze di chi ama la salsedine e il relax in spiaggia.