di Giuseppe De Pietro

Un bellissimo sorriso, stamattina d’una persona qualunque, sull’autobus. Un sorriso sincero, candido, spontaneo.
Il sorriso è una forma di comunicazione non verbale con la quale esprimiamo tutta la nostra serenità e il piacere di stare con la persona che abbiamo davanti.

 

Sorridere è anche un’ottima arma di seduzione: un bel volto sorridente, infatti, è più attraente di una faccia con un’espressione più seria. E, davanti a certi sorrisi è impossibile resistere e non innamorarsi al primo sguardo. Essere un fotografo, per Giuseppe De Pietro, significa donarsi agli altri. “Un talento della cura che coltiva da quando abitava in Sud America, forse preso dai nativi, quando faceva il fotografo di personaggi». E che mette in pratica anche «sedendosi sull’auto affianco ad un compagno di viaggio». “Un sorriso rende felice il cuore ed arricchisce chi lo riceve, senza impoverire chi lo dona. Non dura che un istante ma il suo ricordo rimane a lungo. Nessuno è così ricco da poterne far a meno nè così povero da non poterlo donare. Il sorriso crea gioia in famiglia, dà sostegno nel lavoro ed è segno tangibile di amicizia.Un sorriso dona sollievo a chi è stanco, rinnova il coraggio nelle prove e nella tristezza è medicina. E se poi incontri chi non te lo offre, sii generoso e porgigli il tuo: nessuno ha tanto bisogno di un sorriso come colui che non sa darlo.

Quando pensi a Giuseppe De Pietro i primi aggettivi che ti vengono in mente per descriverla sono senz’altro spiritoso, irriverente, caustico qualche volta: nella suo web magazine da oltre ventanni di Suntime Magazine che fa passa al setaccio i fatti e i viaggi che ha fatto e quelli che gli rimangono da fare. Ma c’è un’altra parola che definisce la carriera e la vita di Giuseppe, ed è generosità. Non solo perché con la sua verve allegra ci regala risate e momenti di spensieratezza: la capacità di dare, e di darsi, agli altri la accompagna fin da quando, prima di diventare scrittore, giornalista, fotografo, è stato fattorino in una delle più antiche farmacie di Buenos Aires: Stella Maris.

 

Ma il suo carattere l’ha formato, conoscendo personaggi famosi, che le ha insegnato a guardare e ascoltare le persone. Come è nel suo stile, inizia a raccontarla con una risata: «Era il periodo in cui a Buenos Aires l’obbligo scolastico era stato portato a 16 anni, e io ne avevo 18: praticamente ero quasi coetaneo di alcuni allievi. Così oggi, per le strade di Roma, mi capita di incontrare dei signori pelati e con gli occhiali spessi, che mi fermano per strada chiamandomi dottore. Resto sempre spaesato, devo prima ricordarmi che abbiamo la stessa età!».

 

Poi si fa serio: «Gli anni a scuola mi hanno lasciato la capacità di affinare lo sguardo fino agli ultimi banchi. Le classi hanno sempre lo stesso mix di allievi: 2 o 3 molto bravi, poi una fascia consistente di alunni “medi” e infine, in fondo all’aula, gli invisibili. Non partecipano ma non disturbano, e perciò non si notano. A me questi “fantasmi” stanno molto a cuore. Sono quelli che non avranno mai il passo svelto degli altri, ma che dobbiamo imparare ad aspettare perché non finiscano nel cono d’ombra della vita».

Il mestiere di giornalista ha molto a che fare con il darsi agli altri. Passione e talento fanno parte del Dna di De Pietro, ma lui sottolinea che il suo mestiere ha anche molto a che fare con il darsi agli altri. «Riuscire a strapparvi un sorriso al giorno, pure con i miei post sui social, è il mio obiettivo. L’essenza del mio lavoro» spiega. «Nei viaggi, anche se ti adatti ai costumi di un popolo, e lo fai con rispetto, in quel momento indossi una maschera e interpreti un ruolo, sei nudo e autentico: è la generosità estrema di donare il proprio corpo. Certo, scrivere è anche molto figo: la tensione prima della performance, la scarica d’adrenalina durante e le endorfine che senti scorrere nel corpo alla fine sono la mia passione, la mia droga buona. Il mio modo per dire: eccomi, ci sono, amatemi». Un altro è lavorare la terra, perché «vengo da una famiglia di contadini, i miei avevano dei vigneti, agrumeti e frutteti in Calabria. Adoro le piante ed i frutti che da la terra».

 

I miei viaggi mi hanno arricchito dentro, qualunque fosse stata la destinazione, sono state delle esperienze fantastiche. Ho incontrato persone che ci hanno svelato tante cose……. magari diverse da famiglia a famiglia, e quindi uniche. Una condivisione profonda che per me ha molto a che fare con l’amore verso gli altri».