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di Clara Racanelli 

L’Archeodromo, è un museo open air che ricostruisce in scala reale il nucleo centrale del villaggio di IX secolo scavato dagli archeologi a pochi metri di distanza: la grande longhouse, suddivisa in una zona domestica, un magazzino e un’area dedicata alle attività della vita quotidiana.Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è Poggibonsi-archeodromo-6-1024x511.jpeg

Potrete conoscere la piccola comunità di contadini ed artigiani che, intorno alla grande casa padronale, svolgono le loro mansioni secondo gli ordini del dominus. Il fabbro forgia armi ed attrezzi, il falegname intaglia il legno, il correggiaio lavora il cuoio ed il fornaio macina il grano e prepara il pane. All’interno della casa, la tessitrice al telaio lavora con i filati colorati nella bottega del tintore; nell’orto intanto si coltiva la terra.Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è Poggibonzi-longhouse_villaggio-1-1024x682.jpeg

L’Archeodromo di Poggibonsi è un’esperienza unica e immersiva, un viaggio nel passato al tempo di Carlo Magno e nasce per riprodurre in scala 1:1 una delle più importanti scoperte effettuate sulla collina di Poggio Imperiale. Si tratta di un villaggio di periodo franco (IX – metà X secolo), nel quale si riconosce la conformazione di una possibile azienda curtense. Vi è, dunque, una residenza padronale costituita da una grande capanna (longhouse), circondata da diverse strutture più piccole, destinate ad attività artigianali e all’immagazzinamento di derrate alimentari e prodotti agricoli, nonché da edifici di servizio.Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è poggibonzi_donne_01.jpeg

Inaugurato nel 2014 e ulteriormente ampliato nel 2016, l’Archeodromo di Poggibonsi è un progetto che persegue la ricostruzione in progress delle 17 strutture riscontrate nel corso dello scavo del villaggio di periodo carolingio. Attualmente sono state edificate la longhouse, una capanna contadina con aia e pollaio, la forgia del fabbro, un forno da pane, due pagliai e l’orto. Ad essi si aggiungono, inoltre, alcune tettoie provvisorie per attività artigianali ma destinate in un prossimo futuro a essere sostituite da altre strutture. Nel corso dei prossimi anni, infatti, l’archeodromo sarà ampliato con la ricostruzione di molte altre capanne; dalla macelleria, al granaio, alle capanne dei dipendenti, alla fornace da ceramica e tutte le altre strutture accessorie per attività economiche incentrate sullo sfruttamento agricolo dei terreni circostanti e sull’allevamento.Questa immagine ha l'attributo alt vuoto; il nome del file è Valdelsa-Valdicecina-Poggibonzi.jpeg

Gli ambienti del bastione nord-ovest ospitano, infine, due allestimenti museali; uno è incentrato sull’evoluzione dell’architettura fortificata rinascimentale in seguito all’introduzione della polvere da sparo, mentre l’altro sui materiali provenienti dallo scavo, in particolare reperti osteologici e ceramici.

Camminando nel villaggio è possibile conoscere la piccola comunità di contadini ed artigiani che, intorno alla grande casa padronale, svolgono le loro mansioni. C’è, dunque, il fabbro che forgia armi ed attrezzi, mentre il falegname intaglia il legno, il correggiaio lavora il cuoio e il fornaio macina il grano e prepara il pane. All’interno della casa, poi, la tessitrice al telaio lavora con i filati colorati nella bottega del tintore.

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Archeologia, pratiche sperimentali, living history: attività didattiche ed eventi che si svolgono secondo il modello “Touch the past”, ovvero vivere in prima persona consuetudini e mestieri del passato. 

Gli Abitanti 

Camminando nel villaggio potrai conoscere i suoi abitanti…
Il fabbro forgia armi ed attrezzi
Il falegname intaglia il legno
Il correggiaio lavora il cuoio
Il fornaio macina il grano e prepara il pane. 

All’interno della casa, la tessitrice al telaio lavora con i filati colorati nella bottega del tintore; nell’orto intanto si coltiva la terra.

…E quando Carlo Magno lo consente, il signore, rientrato dalla guerra, torna a sedere alla sua tavola e a raccogliere i frutti delle sue terre.

Razo è il dominus del villaggio. Di origine transalpina ha ottenuto questo possedimento per sostentarsi, mantendo anche le armi ed il cavallo che necessita quando il re, come ogni primavera, lo convoca per le spedizioni di guerra. Di animo generoso, non perdona però nessun errore ai suoi dipendenti. Ama raccontare di fronte al fuoco e pavoneggiarsi di fronte agli ospiti. Abile con la spada e la lancia, è un grande guerriero.

Il correggiaio

Fiero del nome che porta e delle sue lontane origini ostrogote; è un po’ insofferente all’autorità di Razo, ma d’animo gentile. Non si risparmia sul lavoro: coltiva la terra, tiene l’orto del signore e soprattutto, produce gli oggetti in cuoio che servono alla comunità di villaggio; se necessario aiuta Garipaldo il cuciniere. Generalmente schivo, ma incline alla festa e alla baruffa; gran bevitore di vino e birra, ama ascoltare e raccontare.

Il falegname

Johannes si occupa di carpenteria; è il falegname del villaggio. Nella sua postazione trovano posto molte attrezzature e tanti lavori da completare. Costruisce mobilio, tavoli e panche per la grande abitazione del dominus e spesso fabbrica manici di coltelli o posate che regala anche ai bambini. Conosce il legno alla perfezione e si sta dedicando ad elaborare elementi decorativi infrastrutturali per la grande capanna.

Il contadino

Bodo è un contadino dalle mani callose, che si alza presto per andare a lavorare; aiuta spesso nelle loro mansioni anche Garipaldo il cuciniere ed il fabbro. E’ superstizioso e di buon carattere ma attenti a non fargli saltare la mosca al naso. Spesso si occupa del fuoco nella grande casa del dominus Razo ed anche della sua illuminazione. E’ sposato con Ermentrude ed hanno due figli: Wido e Gerberto. Seguire questi due monelli durante la giornata è una delle sue occupazioni.

La tintrice

Ermentrude è sposata con Bodo. Specializzata nella tintura, passa il tempo nei boschi a raccogliere quelle essenze naturali che poi impiega nel suo lavoro.
I due figli, Wido e Gerberto, le danno molto da fare, sempre in movimento e vogliosi di partecipare a tutte le attività lavorative.
Abile cucitrice, conoscitrice di spezie ed erbe, ha imparato nel tempo a produrre anche perline e vaghi di collana in pasta vitrea.

I bambini

Wido e Gerberto sono i figli di Bodo e Ermentrude. Come tutti i monelli scorrazzano per il villaggio cercando di collaborare a tutte le attività lavorative in atto. Wido ama lavorare al mantice del fabbro, Gerberto aiutare Teupala alla lavorazione del cuoio.
Ambedue sono orgogliosi di prendere in consegna lo scudo e l’arco del dominus Razo quando torna dalla guerra. Wido è l’unico che riesce a suonare il suo corno.

Il cuciniere

Garipaldo si occupa della cucina; senza tema di smentita, se lo cerchi, puoi trovarlo sempre accanto al fuoco, in mezzo alle sue batterie di testi, inzaccherato di farina ed acqua, mentre prepara e cuoce le focacce di cui tutti gli abitanti del villaggio vanno ghiotti (in particolar modo i bambini Coco, Odone, Wido e Gerberto).
Famoso è il suo vino concio, molto apprezzato anche dagli ospiti e dai visitatori.

Il servo

Urso è il servo prediletto del dominus Razo; dotato di una vis comica e dissacratoria fuori dal comune, si mette sempre nei guai perché estremamente famelico e ghiotto.
Ne combina di tutti i colori, ma quando Razo parte per la guerra, Urso lo accompagna sempre ed è responsabile delle sue armi. Durante la stagione invernale ha un unico compito: badare all’illuminazione della grande capanna.

La sorella di Razo

Lupola, sorella di Razo, ha passato alcuni anni in convento, dove ha studiato e si è impratichita di gestione dei conti. Con l’intervento della famiglia, è poi stata fatta uscire e immessa nuovamente nel mondo secolare per essere data in moglie all’esponente di un gruppo familiare vicino e stabilizzare così un’alleanza. Rimasta vedova, di fronte alla possibilità di tornare in convento, ha scelto invece di andare a vivere nella casa del fratello ed aiutarlo a gestire la sua proprietà.

Amico e consigliere di Razo

Il saggio e istruito Gottefredo è tenuto in grande considerazione dall’intero villaggio. Ha viaggiato molto nella sua vita, ha conosciuto molti grandi intellettuali suoi contemporanei, viene sempre interpellato dal dominus Razo per le questioni inerenti la giustizia o per le decisioni da prendere, oppure interpellato come “memoria” quando i racconti intorno al fuoco necessitano di essere corroborati dalla sua esperienza.

La tessitrice

Ursa passa il suo tempo a tessere con il telaio verticale posto di fronte al focolare della grande capanna. Abile sarta, di carattere spigoloso, è sempre meglio non contrariarla.
Quando è in vena è dotata di una voce formidabile e per questo motivo il dominus Razo, ogni volta che ci sono ospiti, le chiede di cantare per allietarli.

Il candelaio

Sperandeo ha origini meridionali, proviene dalla Longobardia minor; privo di fissa dimora ha raggiunto il villaggio di Razo ed è stato accolto per la sua simpatia e perché cerca di rendersi utile in tutti i modi possibili. Sempre incline alla bisboccia ed al divertimento, aiuta spesso Garipaldo in cucina ma la sua principale occupazione è la produzione di quelle candele di sego fondamentali per far luce all’interno della grande capanna.

Il fabbro

Rainulfus è un “sacro artefice”, svolge cioè insieme a Bledo il lavoro del fabbro. La sua forgia è sempre accesa ed attiva, lo vediamo spesso intento a produrre lame di coltello, frecce e punte di lancia per il dominus Razo ma anche attrezzi per i contadini ed elementi infrastrutturali per le capanne.
Di carattere dissacratorio, ama mettersi cappelli originali.

I bambini

Odone e Coco sono i figli di Teupala il correggiaio.
Odone è il più grande dei bimbi del villaggio; al gioco alterna già l’apprendistato che svolge con tanto impegno, sia imparando dal padre l’arte del cuoio, sia aiutando il fabbro Bledo. Coco, il più piccolo dei bimbi, non sta mai fermo; si diverte a giocare con i “grandi” ed è ghiotto di panigacci e costoleccio.

La filatrice

Bonula puoi trovarla quasi sempre seduta su un piccolo sgabello di fronte alla porta principale della grande capanna intenta a filare.
Sempre gentile e disponibile con tutti, non disdegna di sporcarsi le mani quando c’è da restaurare la grande capanna o le altre strutture.
Capita spesso che il nostro dominus Razo la chiami per allietare gli ospiti attraverso danze e balli.

Il monetiere

Ansipertu è un grande amico del dominus Razo. Grande esperto in generale delle arti del fuco, di mestiere fa il monetiere a Lucca e non disdegna mai, quando viene al villaggio, di spiegare con dovizia di particolari la sua attività a tutti. Nonostante sia una personalità di rango appare sempre molto affabile ed è l’ospite maggiormente atteso dai bambini, che rimangono ad occhi aperti nel vedere la sua arte sopraffina.

Il contadino

Floadard coltiva i campi e insieme a Teupala cura l’orto accanto alla grande capanna. Dotato di grande manualità, è un esperto conoscitore di tutti gli ortaggi e gli alberi da frutto.
Rivela anche una chiara vocazione ai combattimenti tant’è che il dominus Razo lo ha compreso tra quei pochi uomini che porta con sé alle chiamate alle armi primaverili.

I signori di Staggia

Ava e Gisalprando appartengono alla famiglia dei Lambardi, signori del vicino villaggio di Staggia. Talvolta, sopratutto in occasioni speciali, li vediamo far visita al nostro dominus Razo. Di legge e di origine longobarda, continuano a portare l’abito tradizionale. Ava ha una grande abilità sartoriale, Gisalprando conosce e decanta a memoria la Historia Langobardorum di Paolo Diacono. 

Il fabbro

Bledo, figlio illegittimo del padre di Razo, si occupa di dirigere la forgia, aiutato da Rainulfus e altri servi.
Grande esperto di armi e tecniche militari, in assenza del dominus si occupa di organizzare la difesa del villaggio in caso di pericolo.
E’ sempre sporco di carbone e bruciacchiato dal fuoco, ma ama il suo lavoro e non si allontanerebbe mai dalla sua bottega.

Il prete

Magiolo è un prete della zona; gira le campagne più per la sua golosità che per predicare. E’ un laziale noto “solatore”, ma è dotato di grande simpatia e talvolta (tra una focaccina e l’altra) si diverte ad aiutare nel laboratorio del fabbro.
Ogni volta che si avvicina al villaggio, Razo ordina immediatamente di mettere sotto chiave la dispensa. 

Vogliamo che le nostre villae,
impiantate perché servano ai nostri bisogni,
siano totalmente al nostro servizio e non di altri uomini
Capitulare De Villis, Carlo Magno

Conoscerai i contadini e gli artigiani che, nella casa padronale, svolgono le loro mansioni secondo gli ordini del Dominus. 

Archeodromo e parco archeologico di Poggio Imperiale
Via della Fortezza c/o Cassero Mediceo
53036 Poggibonsi
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